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La mano dell'avversario non si rifiuta. Dopo anni di lotta ideologizzata la gente di San Cataldo vuole una politica meno aggressiva.




Giovedì 30 settembre 2010, Consiglio Comunale di San Cataldo. Poco prima del voto finale due consiglieri, uno di maggioranza, che è con noi da sempre, si scontra verbalmente con un consigliere di sinistra, già in passato Assessore della Giunta Torregrossa. I due, per dire un eufemismo, si pigliano a “male parole”, surriscaldando un clima fino a quel momento piatto. A questo punto prendo la parola e dichiaro, così come già descritto fedelmente dal “La Sicilia” del 02 ottobre, che la gente è stanca di queste liti e che per quanto ci riguarda è intenzione del centro destra non fare più politica con un “corpo a corpo” e che, da ora in poi, non risponderemo più alle provocazioni ma faremo politica solo con i fatti (cosa che tra l’altro ci ha sempre contraddistinti).


Da qui l’invito alla sinistra a fare altrettanto e a realizzare un clima di pacificazione. Sul Consiglio quel giorno scese un silenzio assoluto. L’ing. Modaffari non replicò o quasi, il clima diventò positivo e addirittura, a fine Consiglio, dopo anni, ricomparvero i primi cenni di saluto. Sembrava la svolta verso una riappacificazione sociale e politica. Poi, con un ragionamento freddo, apparve qualche giorno dopo un articolo di Modaffari che sostanzialmente disse: Troppo tardi, il tempo è scaduto; noi non parliamo con chi ha intrapreso azioni che forse hanno contribuito all’incendio della mia macchina e dell’abitazione di campagna (salvo poi rettificare in successiva lettera sostenendo che voleva dire che io avevo aizzato e creato un clima da barricata). A questo punto, con assoluta serenità e positività verso Modaffari, credo che sia opportuno far sapere all’opinione pubblica e a lui stesso quanto segue:

  1. Non si rifiuta la mano tesa dell’avversario specie se questa è la volontà non solo dello stesso avversario ma anche di tutta la popolazione. Tutti ormai vogliono una politica meno aggressiva dopo anni di lotta ideologizzata.
  2. E’ grave continuare a voler passare il messaggio di un Alessandro Pagano che brucia o fa bruciare le macchine ai propri avversari politici (questa tesi è sostenuta anche dai sodali di Modaffari in un giornaletto locale). La storia della famiglia Pagano e di tutte le mie famiglie collegate è da generazioni una storia immacolata. Modaffari non tenti nemmeno per scherzo di voler scambiare il giorno con la notte, cosa che tra l’altro l’opinione pubblica sa bene.
  3. E’ gravissimo replicare all’on. Torregrossa dicendogli “Pagano non ha bisogno delle tue difese”, della serie noi lo possiamo massacrare quanto vogliamo, gli altri non pensino nemmeno per un attimo a difenderlo pena l’attacco anche a loro. Ricordo a tutti che noi non viviamo in Lombardia e che tutti in Sicilia conoscono le tecniche mafiose dell’isolamento, anticamera della distruzione morale e fisica.
  4.  E’ vero! Ammetto di avere sbagliato e mi sono pentito più volte di avere detto a Modaffari “ti distruggerò”. Ma è giusto ricordare che ciò è avvenuto durante la campagna elettorale delle comunali 2007 quando lui e il suo partito mi avevano maltrattato, ferito, umiliato e mortificato per 45 giorni con accuse infamanti su di me, sulla mia famiglia e sui miei amici più cari. Ed io ringrazio Dio di avermi dato come compagna della vita una donna intelligente e di avere amici straordinariamente fedeli. Senza questi fattori la mia vita e quella delle persone a me più care sarebbero state fortemente danneggiate. Quanto ricordato è importante perchè se non si contestualizza ciò vuol dire che la malafede non ha limiti.

Premesso ciò, mi chiedo: dobbiamo continuare così, per far nauseare ancora di più la gente? La disaffezione verso la politica arriva soprattutto per queste cose ed io che rispetto il popolo, penso di averlo capito. A qualsiasi livello ormai si gioca a distruggere l’avversario e non a costruire una società migliore. Pertanto, per quanto ci riguarda, qualsiasi sarà la decisione della sinistra nissena e dei nostri detrattori politici, noi riconfermiamo che non cadremo più nella polemica sterile e fine a se stessa. Qualsiasi sarà il comportamento dei nostri avversari, da ora in poi non risponderemo e lavoreremo soltanto per costruire.                    

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