Mercoledì, 22 Maggio 2024


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GIORNATA NAZIONALE PER I DIRITTI DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA

 

 

Presentazione del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva:

“La tutela dei minori nei mezzi di comunicazione”

Intervento del relatore del documento, On. Alessandro Pagano: “Rigore, equità, crescita: per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”


Premessa

Errori commessi negli anni Settanta e Ottanta:

a.            crollo demografico

b.            emergenza educativa

    b1. istruzione 

    b2. educazione

Quali conseguenze provoca la pornografia?

La pornografia spinge a ridurre tutto e tutti a meri strumenti del piacere erotico; affievolisce la capacità di autocontrollo; indebolisce la coscienza morale e il senso di responsabilità e di colpa; ottenebra la capacità razionale, il senso della realtà e la sensibilità per le cose spirituali.

Quest'ultima conseguenza viene poco considerata, ma è importante. La sana formazione culturale e spirituale del minore presuppone ch'egli sia abbastanza lucido da scoprire la verità e da amare il proprio bene, e abbastanza libero da perseguirli; ma il vizio pornografico ottunde questa lucidità, intossicando l 'anima con la droga del " sesso" e inebetendola con l 'illusione di una facile felicità promessa dall'erotismo. E così il ragazzo rimane immaturo, chiuso nella soddisfazione dei propri istinti peggiori, indifferente alla propria missione, ostile alla società che ostacola le sue

illusioni, e finisce col perdere quella consapevolezza e libertà che gli permetterebbero di applicarsi allo studio e di formarsi culturalmente, psicologicamente e soprattutto spiritualmente.

Per quanto certo erotismo televisivo illuda il giovane propagandando l'immagine di un uomo dalla sessualità inesauribile, eterna e fine a sé stessa, in realtà la natura ha fatto la sessualità umana limitata, effimera e finalizzata al vero amore; pertanto il minore che cercherà d'imitare quel modello pansessualistico resterà deluso e frustrato, rischiando di cadere in forme di patologia psichica e di disordine morale.

Si può parlare di porno-dipendenza?

Si può dire che la video-dipendenza, quando subisce la propaganda dell'erotismo, induce alla pomo-dipendenza. Certi ragazzini d'oggi sono intossicati dalla pornografia e ne dipendono psicologicamente come se ne fossero drogati; se ne vengono allontanati, reagiscono con patologiche "crisi di astinenza" simili a quelle subite dai consumatori di droghe letali.

Il meccanismo dell'eccitazione pornografica agisce come una spirale che trascina verso forme comportamentali sempre più perverse, seguendo un "gioco al ribasso": “La ripetizione dello stimolo produce assuefazione e l'innalzamento della soglia richiede l'aumento dello stimolo per poter ottenere il medesimo effetto. Questo spiega perché l'industria del sesso sia costretta a variare continuamente e ad aumentare la carica del suoi prodotti. L'assuefazione, se svalorizza lo stimolo, non attenua però il bisogno, il quale ad ogni ripetizione viene invece esaltato. Proprio come accade nella tossicomania. Pertanto il mercato può saturarsi, quando il prodotto non è più idoneo a procurare la gratificazione richiesta, ma il bisogno aumenta ed anzi si esaspera, non potendo essere adeguatamente soddisfatto. La ripetuta stimolazione erotica restringe l'orizzonte del piacere mentre rende più impellente il desiderio. Questa è una delle radici dell'infelicità sessuale del nostro tempo”. (G. F. Zuanazzi , Sessualità, stampa e spettacolo).

Quale influenza ha la pornografia sulla mentalità?

Il peggior risultato psicologico della pornografia è il fatto di favorire un a grave mutazione di mentalità. “Il cambiamento del costume non è questione di modi o di pratiche sessuali più o meno fantasiose, ma di valori sociali, di mentalità e di abitudini collettive. Allora non la pornografia, bensì la cultura erotica del nostro tempo trasforma il costume. (...) Il prodotto erotico, senza provocare uno shock, in modo inavvertito, conferisce valenze sessuali all'esperienza individuale, impone una certa maniera di valutare e di vivere”. (G. F. Zuanazzi , ivi, pp . 131-132).

Questa mentalità erotizzata spinge l'uomo nei bassifondi della psiche e avvia un processo di degradazione della dignità umana. L'ossessione erotica spinge il giovane a considerare la sessualità non più come un aspetto (secondario) della personalità, ma come lo scopo della vita. Il "sesso" diventa fine a sé stesso, viene svuotato di ogni significato e quindi di ogni valore, ridotto ad artificio tecnico; non è più un mezzo ma un idolo del quale si diventa schiavi.

La porno-dipendenza mass-mediatica può indurre alla violenza e al crimine?

Svincolata dal controllo della volontà e della ragione, l'immaginazione erotizzata tiranneggia e infine schiavizza spietatamente l'anima, che, sottoposta a suggestioni irrazionali, finisce col perdere la libertà di azione e perfino la lucidità di giudizio. Difatti, come spiegano gli psicologi, la suggestione violenta dell'immagine erotica eccita l'emotività fino al punto di ottenebrare l'intelletto e di soggiogare la volontà, allentando i freni inibitori e sospendendo l'autocontrollo.

Questo spaventoso disordine è gravido di pericoli: esso può spingere alla violenza e talvolta perfino all'omicidio sessuale, per non parlare delle forme di perversione che abbinano violenza ad erotismo. Diffondere immagini immorali è vero e proprio esempio di violenza televisiva. Non bisogna infatti dimenticare che la pornografia è violenza, l'oscenità violenta il pudore, le seduzioni e perversioni sessuali di ogni genere violentano il senso morale del giovane.

Numerosi psicologi e pedagoghi hanno messo in luce il legame che corre tra l'eccitamento alla violenza e l'eccitamento sessuale, che si influenzano a vicenda. Sappiamo dalle indagini scientifiche che la pornografia è ritenuta “il motivo scatenante, o un fattore , che contribuisce alla perpetrazione di crimini sessuali o di altre azioni di carattere anti-sociale” (Si vedano i dati statistici e i risultati scientifici citati ad es. in H. D. Eysenck e D. K. Nias, Ses so e violenza nei media , Armando, Roma 1985).

Quando viene liberalizzata, la pornografia provoca un duplice risultato: non solo fa aumentare i crimini sessuali, ma parallelamente ne fa calare le denuncie, il che è dovuto non solo alla diminuzione della fiducia nella repressione, ma anche alla diminuzione dell'allarme sociale verso tali violenze" (G. F. Zuanazzi, Sessualità, stampa e spettacolo, in: Aa. Vv., Mass-rnedia e pornografia).

Questo viene favorito dall'azione combinata degli effetti di assuefazione e di disinibizione di cui abbiamo parlato.

“Nessuno può considerarsi immune dagli effetti degradanti della pornografia e della violenza , o al riparo dai danni causati da coloro che se ne lasciano influenzare. I bambini e i giovani sono particolarmente vulnerabili ed esposti in modo speciale a diventarne le vittime. La pornografia e la violenza sadica avviliscono gli individui, in particolare le donne e i bambini , distruggono il matrimonio e la vita familiare, ispirano comportamenti antisociali e indeboliscono la fibra morale della società. (...) Abbandonare spesso il bambino a vedere sui mass-media scene di violenza, può causargli turbamenti, essendo ancora incapace di distinguere chiaramente tra l'immagine e la realtà.

Ad uno stadio ulteriore, la violenza sadica presente nei mass-media può condizionare le persone impressionabili , specialmente i giovani, fino al punto di considerarla come accettabile, normale e degna di essere imitata (...). La pornografia favorisce l'immaginazione malata e i comportamenti morbosi. Essa compromette lo sviluppo morale delle persone e le relazioni sane e mature, specialmente nel matrimonio e nella vita familiare, in cui la fedeltà reciproca, la lealtà e l'integrità morale nei pensieri e negli atti rivestono grande importanza. ( ...) Nei casi peggiori , la pornografia

agirà come uno stimolante e rinforzante, una sorta di complice indiretto, nelle aggressioni sessuali gravi e pericolose, nei rapimenti e negli assassini” (Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione sociale).

La sfida educativa

Plinio il Vecchio scriveva che il carattere di una persona si forma entro i primi tre anni di vita. In pratica il bambino è un piccolo barbaro che va formato, altrimenti rischia di rimanere un barbaro.

La mancata formazione dei minori nel lungo periodo determina gravi conseguenze di portata economica, culturale e relazionale.

Chi ha la responsabilità dell’educazione deve dunque perseguire il Bello, il Giusto e il Bene.

Documento conclusivo sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione approvato dalla Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza

La Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ha deliberato il 23 ottobre 2008 un’indagine conoscitiva volta ad approfondire la tematica della tutela dei minori nei mezzi di comunicazione. L’indagine nasceva dall’intento di svolgere una ricognizione ad ampio raggio di una problematica che si sta imponendo all’attenzione collettiva e che consiste nella crescente diffusione di nuovi strumenti comunicativi, rispetto ai quali le fasce di età dell’infanzia e dell’adolescenza risultano particolarmente sensibili.

L’obiettivo era quello di verificare il vasto ambito degli strumenti di contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori e alla pedofilia, nonché a tutte quelle violazioni o anche semplici lesioni dei diritti dei minori che si realizzano per via mediatica. Contestualmente si intendeva esplorare e studiare le possibilità di informazione e responsabilizzazione dei genitori e degli adulti incaricati di vigilare e assistere i minori, in ordine a tutti rischi derivanti dai contenuti di alcuni prodotti del mercato televisivo, informatico, musicale a disposizione dei minori.

L’impianto dell’indagine conoscitiva si è sostanzialmente impostato su due linee di indirizzo:

a. la tutela del minore nei media, sotto un profilo soggettivo, implica un’azione positiva per favorire una corretta crescita psicologica del bambino, attraverso un’adeguata programmazione televisiva;

una selezione dei prodotti mediatici destinati al minore in ragione della loro specifica utilità, valutata esclusivamente in funzione del minore; la valorizzazione del bambino come soggetto sui generis volta a contrastare la considerazione del minore in termini di consumatore

attuale e/o futuro;

b. la tutela del minore nei media, sotto un profilo oggettivo, implica un’azione di tutela, intesa con riferimento alla difesa della sua intrinseca dignità di persona debole, bisognosa di maggiore tutela, rispetto all’adulto, e si attua esercitando un’azione di protezione dell’immagine del bambino nei contenuti dei programmi circolanti nel vasto circuito dei media che scoraggi pratiche abusive e che salvaguardi la sua dignità come soggetto di diritti autonomi (diritto alla riservatezza, tutela dell’incolumità fisica e psichica rispetto a giochi violenti, messaggi mediatici devianti, ecc.);

Con riferimento a tutte queste problematiche, la Commissione ha audito: il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; il Sottosegretario di Stato allo sviluppo economico e comunicazioni; la Società italiana di pediatria; il Presidente della Mentoring USA/Italia Onlus; il Dipartimento della sicurezza nei sistemi informatici dell’Università di Tor Vergata; il Presidente del Consiglio nazionale degli utenti; il Direttore scientifico del Centro studi minori e media; il Presidente della Terza Commissione per la censura cinematografica; il Segretario generale dell’Associazione editori software video ludico italiana (AESVI); il Direttore dei Rapporti istituzionali di Microsoft Italia; la Coordinatrice del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio

per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile; il Presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori; il Presidente dell’Associazione Telefono Arcobaleno; il Presidente del Centro studi e intervento infanzia violata; il Direttore del Servizio di Polizia postale; il responsabile del settore politiche culturali del Censis; il direttore del Progetto SOS ragazzi; l’exvicepresidente del Consiglio Nazionale degli Utenti e del Comitato TVe Minori; il presidente dell’Associazione Italiana Psicologi Cattolici.

 Il quadro giuridico generale.

La Convenzione di New York.

Ai sensi della legge 23 dicembre 1997, n. 451, istitutiva della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, la Commissione formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente in materia di infanzia e di adolescenza in particolare per assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea ed in riferimento ai diritti previsti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e ratificata con legge 27 maggio 1991, n.176.

Premesso che un sano, equilibrato e completo sviluppo mentale, fisico e morale è un diritto del minore riconosciuto dal complesso dell’ordinamento giuridico nazionale e internazionale, la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo rappresenta senz’altro lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Essa ha costituito, anche nello svolgimento dell’indagine conoscitiva in questa delicata e importante sfera di tutela dei minori, la stella polare dei lavori della Commissione.

La Convenzione detta alcuni importanti principi in materia di tutela dei minori nei mezzi di comunicazione. In particolare, dopo aver definito all’articolo 1 « bambini » gli individui di età inferiore ai 18 anni, essa formula espressamente il principio che il fanciullo, in considerazione della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione di cure particolari. Afferma altresì che la unità fondamentale della società, è l’ambiente naturale per la crescita e il benessere del fanciullo, riconoscendo che il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, amore e comprensione;

In particolare, con riferimento al tema specifico che è oggetto dell’indagine conoscitiva della Commissione, la Convenzione di New York sottolinea che:

a) nessun fanciullo può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione (articolo 16);

b) l’educazione del fanciullo deve avere come finalità quella di: favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali (articolo 29);

c) gli Stati parti riconoscono l’importanza della funzione esercitata dai mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da fonti nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale; a tal fine, fra l’altro, incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che abbiano una utilità sociale e culturale per il fanciullo e corrispondano allo spirito dell’educazione cui il fanciullo ha diritto, ai sensi del citato articolo 29; incoraggiano altresì la cooperazione internazionale in vista di produrre, di scambiare e di divulgare informazioni e materiali di questo tipo (articolo 17);

d) gli Stati parti favoriscono l’elaborazione di principi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere, sia pure in considerazione del diritto del fanciullo di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie o con ogni mezzo (articolo 17);

e) gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica, incoraggiando l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali

(articolo 31);

f) gli Stati parti adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l’uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope (articolo 33);

g) gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale, adottando in particolare ogni adeguata misura a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire che dei fanciulli siano incitati o costretti a dedicarsi a una attività sessuale illegale; che dei fanciulli siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali; che dei fanciulli siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale a carattere pornografico (articolo 34).

La TV baby-sitter e il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo.

Il rilievo che assume l’uso della televisione da parte dei minori dipende anzitutto dalla universale diffusione del mezzo televisivo nella popolazione italiana, dalla sua generalizzata accessibilità, soprattutto da parte dei bambini, dalla diffusività e pervasività della sua fruizione nell’ambito della vita familiare e sociale del bambino.

È infatti innegabile che la televisione ha assunto in molte famiglie italiane un ruolo sostitutivo della comunicazione interpersonale e familiare in genere, divenendo un dannoso accompagnamento dei sempre più rari momenti di aggregazione della comunità familiare. La funzione di supplenza del mezzo televisivo si accentua particolarmente nel caso delle famiglie con bambini piccoli (è risaputo infatti che gli adolescenti ricorrono maggiormente all’uso di Internet), al punto che si parla correntemente di TV baby-sitter. In tutti questi casi la televisione, oltre ai rischi propri derivanti dalla trasmissione di contenuti inadeguati, favorisce l’isolamento fra i membri della famiglia, diventando una sorta di organizzatore dei tempi e dei comportamenti del nucleo familiare: in sostanza, anziché costituire un sostegno culturale e uno stimolo allo sviluppo psico-fisico del minore, la TV si trasforma spesso in un ostacolo allo sviluppo emotivo e relazionale del bambino, accentuato dall’alto grado di passività che caratterizza la fruizione della TV generalista.

Una eccessiva esposizione alla televisione da parte del bambino presenta due ordini di rischi: in primo luogo la televisione supplisce (inadeguatamente) alla funzione pedagogica del genitore, che per parte sua abdica ad esercitare un adeguato controllo sull’insufficiente qualità culturale e sui discutibili modelli di comportamento che la televisione offre ai bambini. In secondo luogo, importanti rischi allo sviluppo psicofisico del bambino derivano dall’esposizione a contenuti televisivi inadeguati, perché violenti o implicitamente sessualizzati; dall’assuefazione ad un uso eccessivo del mezzo televisivo; da stimoli emulativi nei confronti di modelli comportamentali spesso narcisistici o fondati su valori effimeri, in ogni caso non scelti consapevolmente dal genitore; infine dalla diffusione di modelli culturali stereotipati che favoriscono l’insorgere di attitudini conformistiche.

Gli esperti auditi dalla Commissione hanno evidenziato come il tempo trascorso dai bambini davanti allo schermo televisivo sia di gran lunga eccessivo (si parla anche di 40 ore settimanali). Il primo problema derivante da questa esposizione riguarda il fatto che il bambino, non avendo la capacità di discernere la finzione dalla realtà, interiorizza e assolutizza situazioni fittizie, che possono nuocergli, soprattutto se si tratta di contenuti violenti o inadeguati. Oltre a ciò la esclusiva concentrazione sulla facoltà visiva deprime e rallenta il progresso delle altre facoltà cognitive del bambino, senza contare che la semplice quantità di ore trascorse davanti alla televisione sottrae tempo ed energie ad attività culturalmente più stimolanti e sicuramente meno passive, incluse le attività fisiche e relazionali. Appare pertanto imprescindibile un mutamento di orientamento della stessa comunità familiare, una sorta di riconversione alla pluralità degli stimoli che parta dagli stessi genitori, troppo spesso inclini ad abbandonare i piccoli davanti al televisore per mancanza di risorse materiali o culturali.

Quello che pertanto la Commissione ha potuto rilevare è che la questione della tutela dei minori nel mezzo televisivo non può essere affrontata solo sul piano normativo, ma richiede opportuni processi di educazione e sensibilizzazione ad un utilizzo costruttivo dei mezzi di comunicazione in genere (non solo della televisione), in grado di coinvolgere in maniera sinergica famiglia, scuola e gli stessi soggetti in età evolutiva: sarebbe perciò necessario, a giudizio della Commissione, implementare programmi educativo-didattici già nella scuola dell’obbligo, al fine di formare i minori e le loro famiglie ad un uso corretto e consapevole del mezzo televisivo e informatico. Sotto tale aspetto, il principale partner di questa operazione culturale deve essere individuato in una rinnovata concezione del servizio pubblico radiotelevisivo: il ruolo attualmente occupato nel nostro Paese dalla TV pubblica merita certamente in questa sede un approfondimento particolare che comporta una radicale lettura critica e un serio processo di ridefinizione, culturale e normativo, della

funzione di servizio pubblico radiotelevisivo.

La televisione italiana, che in passato ha tanto contribuito alla crescita della società civile, alfabetizzando e unificando culturalmente l’Italia, oggi purtroppo presenta livelli di banalità e di volgarità che la collocano al di sotto di altre televisioni europee (2): il divario con queste televisioni in termini di approfondimento e di informazione qualificata si fa sempre più crescente ed è purtroppo un fatto che il nostro servizio pubblico televisivo, anziché stimolare e assecondare una nascente domanda di cultura dei giovani, tende ad ignorarla, indulgendo al ripetitivo e ad una programmazione piuttosto orientata ad un pubblico di età media avanzata, oltre che alle esigenze del mercato pubblicitario. In questo senso la recente esperienza rappresentata dal progetto di monitoraggio della qualità televisiva e di raggiungimento degli obiettivi di qualità della programmazione del servizio pubblico che va sotto il nome di Qualitel ha costituito un primo significativo passo nella giusta direzione, ad oggi tuttavia ancora insufficiente.

Nei dibattiti susseguenti alle audizioni svolte sono frequentemente emerse le problematiche connesse alla necessità di una seria e profonda riqualificazione della televisione pubblica, affinché essa sia intesa come effettivo servizio pubblico, rispondente cioè all’interesse della collettività e non ad esigenze di mercato. In ragione di ciò, nel corso dell’indagine conoscitiva la Commissione ha più volte espresso l’intenzione di impegnare il Governo, con gli strumenti di indirizzo a sua disposizione, affinché nella stesura delle linee guida del prossimo contratto servizio della RAI si tengano in debito conto le indicazioni contenute nel presente documento.

Una fascia (poco) protetta: contenuti inadeguati e pubblicità.

A giudizio dei maggiori esperti di psicopedagogia infantile auditi dalla Commissione, il primo e più grave pericolo cui sono esposti i minori nella fruizione dei programmi televisivi è costituito dalla rappresentazione gratuita della violenza, che si riscontra non solo nei contenuti dei film e della cosiddetta fiction televisiva, ma anche nella cronaca nera e giudiziaria.

Conclusioni

Un rinnovato ruolo pubblico nel settore dei media.

La prima conclusione che la Commissione ha potuto trarre dall’ampia messe di audizioni e materiali raccolti nel corso dell’indagine è che non è più procrastinabile un approfondito intervento legislativo, volto a disciplinare in maniera completa la produzione e la diffusione mass-mediatica con riferimento alla tutela degli interessi dei minori. Tale intervento deve avere le seguenti finalità:

a. evitare che i media rechino danno in alcun modo allo sviluppo psicofisico dei bambini e degli adolescenti;

b. far sì che essi diventino strumento di crescita culturale e relazionale del minore;

c. impedire che l’azione dei media si sostituisca al ruolo educativo nei confronti dei minori, ruolo che in una società ordinata deve essere svolto dai corpi intermedi (famiglia, scuola, lavoro, istanze

della società civile in genere).

Poiché i risultati del lavoro svolto dalla Commissione hanno evidenziato che il sistema dei codici di autoregolamentazione si è rivelato da solo inefficace, la Commissione chiede con forza che lo Stato riprenda il proprio ruolo tradizionale, tornando a esercitare, anche nel campo della comunicazione, la propria triplice funzione:

a. legislativa, chiarendo ciò che è legale e ciò che non lo è;

b. esecutiva, facendo applicare le leggi esistenti, esercitando un efficace controllo sui contenuti massmediatici e sulle agenzie educative, combattendo permissivismo e illegalità;

c.            giudiziaria, condannando e punendo severamente i trasgressori della legge.

Nell’esercizio di questa funzione tuttavia la Commissione aggiunge che l’intervento pubblico deve in ogni caso presupporre il coinvolgimento e la corresponsabilizzazione degli operatori attraverso gli strumenti dei codici di autoregolamentazione e coregolamentazione.

La Commissione ha poi rilevato che il problema di correggere o impedire la trasmissione di contenuti nocivi per i minori nei media non riguarda l’opportunità della sanzione, ma piuttosto la tipologia della stessa e le modalità della sua irrogazione. È perciò indispensabile:

a. inasprire le sanzioni attualmente previste a carico dei fornitori di servizi media audiovisivi che violano i divieti di pubblicità per minori o le regole che disciplinano la cosiddetta fascia protetta per i minori nella programmazione televisiva;

b. prevedere espressamente in questi casi la sanzione dell’oscuramento o – in alternativa – una sanzione pecuniaria molto elevata che produca un sicuro effetto deterrente;

c. dare adeguata pubblicità all’applicazione della sanzione nei confronti dei fornitori di servizi di media audiovisivi, in modo che sia chiamata a darne notizia nella fascia oraria di massimo ascolto;

d. far sì che il telespettatore possa denunciare eventuali violazioni dei codici di autoregolamentazione ad un numero dedicato presso il Comitato media e minori.

Palazzo Montecitorio

Mercoledì 21 dicembre 2011, ore 11.00

Comitato di applicazione

Codice di autoregolamentazione Media e Minori

Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e

dell’adolescenza

Roma, mercoledì 21 dicembre 2011

Sala del Mappamondo

Palazzo Montecitorio

Franco Mugerli, Presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione Media e Minori

Ringrazio la Presidente on. Alessandra Mussolini, le Vicepresidenti on. Anna Maria Serafini e on. Gabriella Carlucci e tutta la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza per quest’importante opportunità riservata al Comitato Media e Minori di portare il proprio contributo in occasione della Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e l’adolescenza.

La crisi che stiamo attraversando è tra le più gravi della nostra storia. Dalla capacità di affrontarla dipenderà il benessere del nostro popolo dei prossimi decenni. Se le scelte politiche, economiche e finanziarie saranno determinanti per il suo superamento, non meno importante sarà accompagnare le giovani generazioni in un’introduzione positiva nella realtà, nella quale non poca parte è rappresentata dai mezzi di comunicazione.

Presentando nel marzo scorso il Consuntivo 2010 dell’attività del Comitato Media e Minori insieme alla Presidente on. Alessandra Mussolini, il prof. Giuseppe De Rita usò un’espressione efficace per definire l’impatto dei media sulle nuove generazioni. Parlò di “una sorta di tsunami nel mondo dei minori, un’invasione nel mondo dell’infanzia da parte della comunicazione”.

I bambini navigano in rete già a 7 anni e un’alta percentuale possiede un telefonino alle scuole primarie. Videogiochi consigliati a un pubblico di maggiorenni sono quotidianamente utilizzati anche da minori. Ci sono programmi televisivi rivolti alla fascia 0 – 3 anni, età nella quale tutti gli studi scientifici sconsigliano di esporre il minore al teleschermo per non comprometterne lo sviluppo. L’offerta televisiva e massmediale, insieme a nuove interessanti opportunità, incrementa anche prodotti destinati prevalentemente a un pubblico adulto. Aumentano così le responsabilità degli editori, e, come conferma il lavoro del Comitato Media e Minori, purtroppo aumentano anche i rischi per i piccoli consumatori, che non solo guardano la tv a tutte le ore, ma che possono costruirsi un palinsesto su Internet o cellulare.

Mi colpiscono e mi feriscono: la banalizzazione degli affetti e dell’espressività sessuale, l’assuefazione alla violenza, l’ostentazione della privacy, la spettacolarizzazione del male, la confusione tra reale e virtuale, il relativismo nichilista per cui ogni valore è indistintamente uguale a un altro. Così i minori vengono catapultati in un mondo adulto, peraltro rappresentato in modo irreale e paradossale, senza che elaborino le tappe necessarie ad una crescita graduale, equilibrata, consapevole e ricca di significati. Per questo accompagnarli all’utilizzo dei mass media è ancora più necessario e indispensabile. Come ribadisce il Codice Tv e Minori, sottoscritto nel 2002 dalle principali Emittenti italiane e dal 2004 recepito in via legislativa “il minore è un soggetto di diritti; egli ha perciò diritto ad essere tutelato da trasmissioni televisive che possano nuocere alla sua integrità psichica e morale, anche se la sua famiglia è carente sul piano educativo”.

Al contrario il Comitato Media e Minori ha denunciato che in aperto contrasto con le direttive comunitarie si sta realizzando nel nostro Paese un allarmante progressivo smantellamento del sistema di tutela dei minori nelle trasmissioni televisive.

L’Italia rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea in tema di protezione dei minori in televisione. Recenti disposizioni contenute nel Testo unico dei servizi di media audiovisivi, meglio noto come Decreto Romani (d.lgs. 15 marzo 2010 n.44), contrastano con il divieto assoluto alla trasmissione di programmi gravemente nocivi per i minori (pornografia e violenza efferata) sancito dalla Direttiva europea sui Servizi di Media Audiovisivi.

La Commissione Europea ha chiesto informazioni alle autorità italiane in merito al recepimento della Direttiva. Ritenendo che la risposta italiana non sia stata pienamente soddisfacente in particolare per quel che riguarda il tema della tutela dei minori nei servizi lineari e su richiesta, nell’ottobre scorso la Commissione europea ha avvertito il Governo italiano che: “Tenendo conto delle suddette questioni, i servizi della Commissione sono tenuti così a rifiutare le risposte delle autorità italiane e questo scambio all’interno dell’EU Pilot potrebbe essere seguito da procedure d’infrazione. La Commissione contatterà le autorità italiane per discutere la questione bilateralmente”. Il 29 marzo 2012 scadrà termine per il Governo per emanare decreti correttivi al d.lgs. 15 marzo 2010 n.44.

Preoccupa anche l’applicazione dello stesso Decreto Romani da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che, con una delibera del luglio scorso, ha ulteriormente allargato l’accesso televisivo alle trasmissioni gravemente nocive per i minori, disattendendo peraltro ai requisiti richiesti dalla norma. Inoltre Agcom ha legittimato la trasmissione di film vietati ai minori di 14 anni in orario di televisione per tutti (7.00 - 22.30), non consentita dal Decreto Romani, purché con l’utilizzo del parental control. Questi provvedimenti rendono ancora più complessa l’azione di tutela dei minori nelle trasmissioni televisive svolta in questi anni con grande impegno dal Comitato Media e Minori.

Per queste ragioni il Comitato è grato alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza per aver recepito queste sue istanze nella sua “Indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di  comunicazione” che ora verrà presentata.

“La Commissione – si legge nel documento – prendendo atto che la tutela dei minori nelle trasmissioni televisive di programmi gravemente nocivi è disattesa dalla deroga introdotta dal d.lgs. 16 marzo 2010, n. 44 (“Decreto Romani”, n.d.r.) alla Direttiva europea, richiama il Governo ad attuare integralmente quanto disposto dalla citata Direttiva europea”.

E, a proposito delle recenti delibere di Agcom contestate dal Comitato Media e Minori, il documento ribadisce che: “La Commissione come organo parlamentare riconferma il dettato normativo di cui all’articolo 34, comma 4, del Testo unico Servizi media audiovisivi, richiamando l’Autorità garante per le comunicazioni ad una corretta applicazione della norma citata”.

E’ ora più che mai necessario che a questo autorevolissimo pronunciamento istituzionale della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza facciano seguito conseguenti e tempestivi atti da parte del Governo e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che sanino il vulnus introdotto alla normativa a tutela dei minori e alla sua applicazione.

Altrettanto importante, del tutto condivisibile, e certamente auspicabile è anche l’impegno con cui si conclude il documento riguardo la necessità di una tutela organica dei minori. “E’ quanto mai necessaria e urgente – afferma la Commissione – una riforma del sistema delle comunicazioni di massa che renda efficace e tempestivo il rispetto delle leggi in materia. La Commissione intende promuovere una concezione ampia e omnicomprensiva della tutela giuridica dei minori, attraverso una efficace razionalizzazione delle norme attualmente previste a tutela dei minori nei mezzi di comunicazione, che consenta di configurare un vero e proprio codice di tutela dei minori”.

Per la variegata materia e le specificità assegnate alle singole istituzioni attualmente preposte alla tutela dell’ integrità dei minori, non risulterebbe praticabile né funzionale accentare in un unico organismo tutte le funzioni di indirizzo e di controllo a tutela dei minori nei media, come invece prospettato nel documento della Commissione.

Il Comitato Media e Minori assicura la sua collaborazione alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza perché, avviando un processo di coregolamentazione in un ampio confronto tra istituzioni, operatori e utenti, già in questa legislatura si possa dar vita a una razionalizzazione delle norme a tutela dei minori nei mezzi di comunicazione e al Codice qui auspicato.

Ma le norme da sole non bastano. Occorre una reale educazione ai media. L’educazione è l’introduzione alla realtà totale: è un compito affascinante, ma al tempo stesso difficile e faticoso. Occorre dare attuazione a quanto già la legge prescrive: “Il Ministro dello Sviluppo Economico, d'intesa con il Ministro  dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, dispone la realizzazione di campagne scolastiche per un uso corretto e consapevole del mezzo televisivo” (art. 34, comma 9 del Decreto Romani).

Il Comitato Media e Minori auspica un segnale forte in tale direzione perché, grazie alla collaborazione di tutti quanti hanno a cuore l’educazione dei giovani, possa avviarsi nel Paese una vasta, coordinata e supportata azione di educazione all’utilizzo dei media, parte non irrilevante di quella più grande responsabilità educativa alla quale tutti siamo chiamati e alla quale nessuno deve più sottrarsi.

La tutela dei minori è anzitutto un problema culturale, prima che sociale. Occorre tornare a riscoprire il desiderio del bello, del giusto, del bene che alberga nei cuori di ciascuno di noi. Solo così sapremo suscitare nei bambini e nei ragazzi quello stesso stupore verso la realtà e anche quella capacità di giudicare se ciò che viene rappresentato mediaticamente corrisponde o meno a queste inestinguibili esigenze del nostro cuore.

COMUNICATO STAMPA

L’Italia rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea in tema di protezione dei minori in televisione. Lo ha reso noto Franco Mugerli Presidente del Comitato Media e Minori alla “Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” promossa a Palazzo Montecitorio dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

L’Italia rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea in tema di protezione dei minori in televisione. Recenti disposizioni contenute nel Testo unico dei servizi di media audiovisivi, meglio

noto come Decreto Romani (d. lgs. 15 marzo 2010 n. 44), contrastano con il divieto assoluto alla trasmissione di programmi gravemente nocivi per i minori (pornografia e violenza efferata) sancito dalla Direttiva europea sui Servizi di Media Audiovisivi. In una lettera inviata nell’ottobre scorso al Governo italiano la Commissione europea ha avvertito di “rifiutare le risposte delle autorità italiane alle quali potrebbero seguire procedure d’infrazione”. Lo ha reso noto Franco Mugerli Presidente del Comitato Media e Minori in occasione della Conferenza sulla “Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e  dell’adolescenza” promossa dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza presieduta dall’on. Alessandra Mussolini svoltasi questa mattina presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio.

Una denuncia fatta propria anche dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva “La tutela dei minori nei mezzi di comunicazione” presentato nel corso della Conferenza. “La Commissione – si legge nel documento – prendendo atto che la tutela dei minori nelle trasmissioni televisive di programmi gravemente nocivi è disattesa dalla deroga introdotta dal D.lgs 16 marzo 2010, n. 44 alla Direttiva europea, richiama il Governo ad attuare integralmente quanto disposto dalla citata Direttiva europea”.

Nel documento della Commissione si stigmatizzano anche le delibere dell’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni del luglio scorso contestate dal Comitato Media e Minori per aver legittimato la trasmissione di film vietati ai minori di 14 anni in orario di televisione per tutti purchè con l’utilizzo di parental control, al contrario non consentita dal Decreto Romani, e per aver ulteriormente allargato l’accesso alle trasmissioni gravemente nocive in televisione. “La Commissione come organo parlamentare riconferma il dettato normativo di cui all’articolo 34, comma 4, del Testo unico Servizi media audiovisivi, richiamando l’ Autorità garante per le comunicazioni ad una corretta applicazione della norma citata”.

Il Presidente Mugerli ha assicurato alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza la collaborazione del Comitato perché, con un processo di coregolamentazione in un ampio confronto tra istituzioni, operatori e utenti, già in questa legislatura si possa dar vita a una razionalizzazione delle norme e a un Codice di tutela dei minori nei mezzi di comunicazione. Ha infine auspicato che possa avviarsi nel Paese una vasta, coordinata e supportata azione di educazione all’utilizzo dei media. Concludendo il suo intervento ha ribadito che: “La tutela dei minori è anzitutto un problema culturale, prima che sociale. Occorre tornare a riscoprire il desiderio del bello, del giusto, del bene che alberga nei cuori di ciascuno di noi”. 

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