Domenica, 29 Gennaio 2023


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Interpellanza urgente degli On. Polledri, Pagano e altri riguardo alla proposta del Ministro Profumo di modificare i programmi di insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

 

 

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri per sapere - premesso che:


in considerazione degli studenti provenienti da culture, religioni e Paesi diversi, il Ministro interpellato ha manifestato l'intenzione di modificare i programmi d'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, trasformando «l'ora di religione» in un «corso di storia delle religioni o di etica»;

l'epoca moderna ha dato luogo al processo di scristianizzazione attraverso il quale si tentò di eliminare la Chiesa come soggetto del processo formativo e culturale delle nuove generazioni;

la dimensione religiosa ha, pur nell'esperienza della personalità, un profilo culturale, in quanto essa è mediata attraverso un rapporto di carattere comunitario, sociale o intersoggettivo;

il tema dell'insegnamento della religione cattolica importa il chiarimento su quale dei tre livelli conoscitivi sopra richiamati si ponga l'accento, dal momento che alle tre diverse accezioni corrispondono una funzione e una dinamica sociale nonché interistituzionale diverse;

in tale approccio chiarificatore, non si può non tener conto della distinzione che la modernità ha introdotto tra la religione intesa come istituzione culturale di accomunamento, e la religione intesa quale forma di potere e di organizzazione della società, secondo una riflessione che ha percorso, come ricordato, ampia parte dei secoli scorsi e l'epoca attuale, da parte di pensatori diversi, anche cattolici come Manzoni e Rosmini, Blondel;

Giovanni Gentile ha voluto porre la religione cattolica nella riforma della scuola poiché, nella sua storia ideale dello spirito e dialettica dell'atto, ravvisava nella religione un passaggio tra infanzia e vita adulta, secondo una concezione laica e critica, attenta altresì alla psicologia dell'età evolutiva;

in uno Stato liberale e democratico, quale quello fondato dalla nostra Costituzione, occorre peraltro chiarire se l'insegnamento di religione cattolica debba essere inteso come insegnamento o come indottrinamento;

per questo riguardo, la disposizione normativa recata dall'articolo 9 della legge n. 121 del 1985 di ratifica del nuovo Concordato, non pare fornire equivoca risposta;

le suddette disposizioni che apportano modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929 tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, sanciscono il riconoscimento da parte della Repubblica del «valore della cultura religiosa» e che «i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano», insieme all'impegno a continuare ad assicurare «nel quadro delle finalità della scuola», l'insegnamento di religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado;

la medesima legge n. 121 reca un Protocollo addizionale, del quale il punto 5, riferito all'articolo 9 prevede, tra l'altro, che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole sia impartito - in conformità alla dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni - da insegnanti riconosciuti idonei dall'autorità ecclesiastica, nominati, d'intesa con essa, dall'autorità scolastica;

il suddetto Protocollo addizionale rinvia a una successiva intesa tra - le competenti autorità scolastiche e la Conferenza Episcopale italiana (poi eseguita con decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985, n. 751, ove compare fra l'altro menzionato l'intento dello Stato di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione), la determinazione dei programmi d'insegnamento della religione cattolica per i diversi ordini e gradi delle scuole pubbliche; le modalità della sua organizzazione, anche in relazione alla collocazione nel quadro degli orari delle lezioni; i criteri per la scelta dei libri di testo; i profili della qualificazione professionale degli insegnanti;

da tale disciplina emerge una concezione diversa rispetto al passato della cultura religiosa da parte dello Stato, il quale rende altresì disponibili spazi per lo studio delle altre religioni e più ampiamente del fatto religioso, garantendo, a un tempo, il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica e il carattere confessionale di quell'insegnamento, il cui contenuto specifico consiste nel fornire agli studenti la conoscenza del cattolicesimo, della cui dottrina è depositaria la Chiesa cattolica;

detto insegnamento è peraltro accessibile a tutti indipendentemente dall'appartenenza religiosa, laddove precedente formulazione fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica pareva sottintendere invece una necessaria adesione alla religione cattolica;

l'intesa tra l'autorità scolastica italiana e la CEI, resa esecutiva dal ricordato decreto del Presidente della Repubblica n. 751, ha determinato gli specifici contenuti per le materie previste dal punto 5, lettera b), del Protocollo addizionale;

i programmi devono collocarsi nel quadro delle finalità della scuola e sono adottati per ciascun ordine e grado di scuola con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca previa intesa con la CEI, ferma restando la competenza esclusiva di quest'ultima a definirne la conformità con là dottrina della Chiesa;

eventuali modifiche dei programmi potranno essere determinate, su richiesta di ciascuna delle parti, con le medesime modalità;

detti programmi mirano a stimolare la ricerca della verità sul senso della vita e contribuiscono alla formazione della coscienza morale. Gli allievi dovranno maturare capacità di confronto tra il cattolicesimo e le altre religioni, rispettando le diverse posizioni che le persone assumono in materia etica e religiosa, passando gradualmente dal piano delle conoscenze a quello della consapevolezza e acquisendo capacità di meglio riconoscere il ruolo del cristianesimo nella crescita civile della società italiana ed europea. L'insegnamento della religione cattolica deve quindi offrire contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico-culturale in cui vivono gli alunni;

ai sensi del punto 3 della precitata «Intesa», i testi per l'insegnamento della religione cattolica sono equiparati a tutti gli altri testi scolastici, anche per le modalità di adozione, che avviene su proposta dell'insegnante di religione e delibera dell'organo scolastico competente. Devono però «essere provvisti del nulla osta della CEI e dell'approvazione dell'ordinario diocesano»;

gli obiettivi dell'insegnamento della religione cattolica rivestono un'alta valenza formativa ed educativa in una prospettiva interdisciplinare;

l'insegnamento della religione cattolica presenta una dimensioni culturale non identificabile con la pratica religiosa e, avvalendosi di contenuti innovativi strettamente connessi alla realtà sociale, risulta parte integrante della complessiva formazione scolastica recando un significativo arricchimento per tutti gli allievi che se ne avvalgono, indipendentemente dalla loro fede religiosa -:

se il Ministro interrogato non ritenga opportuno garantire la specificità dell'insegnamento della religione cattolica nel pieno rispetto della normativa vigente, che ha recepito le indicazioni della CEI, in materia di programmazione dell'insegnamento della religione cattolica, salvo assumere iniziative per la revisione delle disposizioni recate dalla legge n. 121 del 1985 di ratifica del nuovo Concordato, nonché dell'intesa con la CEI, in materia di programmazione dell'insegnamento della religione.

(2-01684)

«Polledri, Mazzocchi, Goisis, Rivolta, Negro, Cavallotto, Grimoldi, Maggioni, Bitonci, Laura Molteni, Chiappori, Fabi, Di Vizia, Desiderati, Montagnoli, Bragantini, Torazzi, Forcolin, Isidori, Fugatti, Fogliato, Lussana, Crosio, Rainieri, Vanalli, Centemero, Barbieri, Palmieri, Miserotti, Toccafondi, Bertolini, Paglia, Binetti, Pagano».

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