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Rating di legalità e PMI. L’On. Alessandro Pagano, con un’interrogazione, sollecita la revisione del requisito del fatturato minimo per l’accesso agli incentivi.

 

 

Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro dello sviluppo economico 

Per sapere – premesso che:


 

il decreto-legge n. 1 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, recante Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, meglio noto come «decreto liberalizzazioni», ha introdotto, tra le altre disposizioni, un meccanismo di premialità per le aziende virtuose sotto il profilo della legalità; 

in considerazione della suddetta disposizione, le aziende che dimostrino di sfuggire a qualsiasi collusione con le organizzazioni criminali dovrebbero poter contare su una sorta di regime economico agevolativo: dalla maggiore facilità di accesso al credito ad una via preferenziale nei rapporti con la pubblica amministrazione, specie in caso di commesse e appalti. Agevolazioni volte a compensare eventuali costi esterni (tra cui racket e concorrenza sleale) riconducibili alla presenza delle organizzazioni criminali nei loro mercati di riferimento e a rendere preferibile per le aziende stesse la scelta di un'attività onesta; 

il meccanismo introdotto dal decreto liberalizzazioni prevede che l'individuazione delle aziende che scelgono di rimanere «pulite» passi attraverso l'attribuzione di un «rating di legalità», una sorta di punteggio attribuito sulla base di vari indicatori tra cui lo status giudiziario dei responsabili delle società, il possesso da parte dell'impresa dei certificati, la regolarità della sua rete di forniture, l'adozione di codici etici, la denuncia di eventuali atti di estorsione e inquinamento criminale del mercato, l'adesione ad associazioni antiracket;

in data 13 agosto 2012 l'Autorità garante nella concorrenza e del mercato ha pubblicato sul sito una bozza di regolamento al fine di raccogliere le valutazioni dei soggetti interessati in vista dell'emanazione definitiva dello stesso;

 secondo l'articolo 5-bis del decreto-legge le aziende interessate a richiedere l'assegnazione del rating di legalità dovrebbero essere in possesso, tra gli altri, dei seguenti requisiti:

1) sede sul territorio nazionale;

2) fatturato minimo di due milioni di euro riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza; 

a parere dell'interrogante il rating di legalità costituisce un ottimo strumento per premiare le imprese che scelgono la via dell'onestà, ma la seconda condizione sopra esposta, ossia il riferimento al fatturato quale condizione per richiedere l'assegnazione del rating, meriterebbe una profonda revisione, specie in considerazione del peculiare tessuto produttivo del Paese, basato soprattutto sulle attività di piccole e micro imprese, infatti, tale scelta rischia di penalizzare fortemente l'accesso al credito (peraltro già difficile nell'attuale momento storico) di quelle aziende che, sebbene si siano opposte alle pressioni e alle ritorsioni della al pari di quelle di più grandi dimensioni, scontano il fatto di avere entità e fatturato modesti; 

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritengano opportuno porre in essere le iniziative normative di loro competenza volte a riconsiderare una scelta che rischia di risultare iniqua e discriminatoria e che ha il duplice l'effetto di isolare dai benefici dell'attribuzione del rating di legalità molte aziende virtuose contribuendo a scoraggiare la ripresa economica del Paese.

PAGANO

Interrogazione n. 4-18091 – seduta di venerdì 12 ottobre 2012

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