Mercoledì, 24 Aprile 2019

 

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OMOFOBIA, legge liberticida !

 

 

 

 

 

Quanti pensano che la legge sull’omofobia e trans fobia, approvata dall’Assemblea di Montecitorio il 19 settembre scorso e trasmessa al Senato in seconda lettura, sia una legge giusta, degna di un Paese civile, sarà costretto a ricredersi.


Molti, suggestionati dalla propaganda e da media faziosi e interessati, ritengono erroneamente che tale legge sia un deterrente per scongiurare il triste fenomeno dell’intolleranza verso le persone omosessuali. Niente di più falso!

Se queste fossero le reali intenzioni della legge sarebbe certamente un fine nobile, ma purtroppo non è così.

Anzitutto, il nostro Paese é tra i più tolleranti al mondo con gli omosessuali come dimostrano i molti politici, universitari, uomini di cultura e dello spettacolo e così via. Poi, come dimostra l’intervista del 26 agosto dello stesso relatore del disegno di legge Ivan Scalfarotto, esponente del Pd e “renziano” doc, pubblicata sul sito del settimanale l’Espresso, la legge sull’omofobia e trans fobia non sarebbe che un’apripista per l’introduzione nel nostro ordinamento del matrimonio gay e delle adozioni per le coppie omosessuali. Insomma una legge usata come clava per inibire le tesi a favore del matrimonio fra uomo e donna.

Per realizzare questo progetto, le potenti lobby ispiratrici della legge sono disposte ad agire in spregio della Costituzione, calpestando diritti inviolabili della persona come la libertà di espressione e di opinione.

La legge presenta, infatti, numerosi profili d’incostituzionalità che sono stati opportunamente eccepiti nella seduta del 17 settembre alla Camera e che quanti volessero approfondire possono leggere in coda al presente intervento.

Che tutto questo non sia un’esagerazione lo dimostra il fatto che insigni associazioni di studiosi e operatori del diritto, come i "Giuristi per la vita", hanno rilevato come con questa legge sarebbero passibili di condanna penale coloro i quali ad esempio: predicano la morale sessuale cristiana nei luoghi religiosi; insegnano la morale cristiana naturale nelle scuole; svolgono attività di propaganda contro il gay pride; organizzano raccolte firme contro l'omosessualismo militante; escludono l'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali; sollecitano le autorità e i parlamentari ad approvare norme contro le devianze sessuali.

Benché il ddl sull’omofobia e trans fobia non sia ancora diventato legge dello Stato, in quanto in attesa dell’approvazione definitiva in Senato, i suoi effetti nefasti cominciano già a prodursi a causa dell'estremismo lobbista omosessuale ormai evidente a tutti.

Domenica 22 settembre, quindi solo 3 giorni dopo l'approvazione della legge alla Camera, un gruppo di attivisti aderenti al Coordinamento Torino pride Glbt e al collettivo Altereva e Arcigay si è reso protagonista di una contestazione a sfondo violento e intimidatorio contro un convegno, organizzato a Casale Monferrato da Alleanza Cattolica, Comunione e Liberazione e Movimento per la Vita e che, come documentato dal cronista de Il Fatto Quotidiano presente alla manifestazione, mirava solo a dibattere e difendere il "matrimonio naturale", senza offendere o discriminare alcuno.

Il “raid” degli attivisti pubblicato sul sito del giornale, è stato un escalation di urla, fischi e insulti che ha reso necessario interrompere il convegno nel timore che le aggressioni verbali dei manifestanti potessero degenerare in aggressioni fisiche.

Questo incredibile episodio conferma quanto da mesi denunciamo sui rischi insiti nel ddl sull’omofobia e trans fobia: coloro i quali, come accaduto ai relatori del convegno di Casale Monferrato, osano criticare l’applicazione della legge Mancino all’omofobia e trans fobia e addirittura difendono la famiglia quale “società naturale fondata sul matrimonio” fra un uomo e una donna, sono sottoposti a violente censure e intimidazioni.

Anche un noto industriale, Guido Barilla, ha subito le angherie, i ricatti e le violenze della lobby gay, così potente da agire ormai su scala internazionale. Per il solo fatto di essersi espresso, pubblicamente, a favore della famiglia tradizionale, testimonial da sempre dei prodotti del gruppo, è stato oggetto di una campagna di demonizzazione senza precedenti, in Italia e all’estero, culminata nella minaccia di boicottaggio dei prodotti a marchio Barilla. Se questa non è una violenza alla libertà di espressione, che altro dovrebbe essere?

La battaglia contro questa legge liberticida e incostituzionale prosegue ora in Senato e dopo averne rallentato l'iter e limitata la portata, siamo ottimisti sulla possibilità concreta che il provvedimento possa essere riformato. Quando il ddl è stato sottoposto al vaglio della Camera, uno sparuto gruppo di due/tre deputati ha combattuto una battaglia che sembrava persa in partenza e che avrebbe dovuto condurre ad un’approvazione plebiscitaria e unanime del Parlamento. Ma così non è stato: dalla scintilla innescata da quello sparuto gruppo di deputati ne è scaturito un fuoco che ha determinato 110 voti contrari al provvedimento. Questo risultato, visto l’ostruzionismo, le pressioni e le intimidazioni ricevute, specie sui new social media, è da considerarsi straordinario e fonte di speranza sulla possibilità di una revisione totale della legge.

 

La composizione delle due Camere non rispecchia, infatti, l’elettorato che dovrebbe rappresentare, né il reale orientamento degli italiani in quanto l’attuale legge elettorale ha “dopato” i risultati delle urne.

In Italia esiste dunque una “maggioranza attualmente silenziosa” perché colta di sorpresa  da questa proposta di legge e che non ha trovato adeguata rappresentanza numerica in Parlamento.

A ciascuno di noi il compito  di testimoniare e coinvolgere tante persone contro questa pericolosa legge liberticida. Obiettivo da raggiungere:la libertà di pensiero e di opinione.

Alessandro Pagano

 

Intervento in Aula dell'On. Pagano sulle pregiudiziali d'incostituzionalità della legge sull'omofobia e transfobia del 17 Settembre 2013

 

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo non vi sia in quest'Aula alcun collega che condivida o addirittura pratichi la discriminazione per ragioni di sesso, al di là dell'analisi e della definizione che ciascuno di noi può dare dell'omosessualità.

La cultura della nostra nazione ci porta naturalmente a volere il rispetto della dignità di ciascuna persona, di tutte le persone. Se proprio si ritenesse inadeguata la legislazione in vigore – ciò che io non penso che sia – si sarebbe al più potuto immaginare, come da tempo ha suggerito il nostro presidente del gruppo onorevole Renato Brunetta, una aggravante specifica dei reati contro la persona. Si è voluto invece proporre all'esame dell'Aula un testo fortemente divisivo nella società prima ancora che nel Parlamento e che non concorre in conseguenza a creare quel clima condiviso che più di ogni altra cosa potrebbe consentire l'isolamento, la condanna, la prevenzione dei comportamenti discriminatori. Si è preferito il piano inclinato e sdrucciolevole del reato di opinione a quello ben più solido e accettato dei reati contro la persona. E a questo punto, non solo per la fase di esame in cui ci troviamo, diventa davvero preliminare il profilo di costituzionalità, perché la proposta al nostro esame investe profili di libertà che ogni persona di buon senso – a maggior ragione per coloro che fondano il proprio pensiero su quello liberale – dovrebbe con immediatezza individuare. Ed ogni volta che ciò è stato sottovalutato, come nel caso della «legge Severino», il danno conseguente alla norma limitativa della libertà si è manifestato con immediatezza. D'altronde il presupposto di questa proposta di legge, nei termini così formulati, è tutto ideologico e si collega ad un movimento internazionale che vuole creare una sorta di «uomo nuovo»; una nuova e artificiale antropologia di Stato attraverso una rottura, graduale ma coerente, dello spirito e del contenuto della nostra Carta costituzionale fondata sulla società naturale e sul diritto naturale, così come vollero i grandi partiti costituenti. E per raggiungere questo scopo oggi gli ambienti politici e sociali che al senso comune del popolo preferiscono l'ideologia di alcune borghesie cosmopolite ritengono di dover inserire nell'ordinamento un reato che inibisca l'iniziativa sociale a difesa della società naturale, dell'unicità del matrimonio tra uomo e donna quale istituto pubblicamente rilevante, della prevalenza dei diritti dei minori sui desideri degli adulti, della connessione tra la procreazione e gli elementi naturali di una relazione affettiva eterosessuale. Mi si dirà che non necessariamente tali opinioni costituiranno reato in base alla nuova tipizzazione, ma è questo un profilo davvero basico della contestazione di incostituzionalità che mi accingo a leggere.

L'assenza di una definizione   certa e consolidata dell'omofobia e della transfobia rimetterà all'apprezzamento di un magistrato questa decisione, e credo di poter spendere parole giuste quando affermo che le anomalie che si sono verificate negli ultimi tempi nel sistema giudiziario e l'abuso di potere ricorrente, alimentato da certi presupposti ideologici, da aspirazioni mediatiche e da obiettivi rivoluzionari, devono, per forza di cose, far riflettere questo Parlamento.

Dico in più   che la genericità e la differente interpretabilità di alcuni termini produce arbitrio e decisioni contrastanti, e quindi, alla fine, contrarie al principio di eguaglianza nelle applicazioni giudiziarie. Il testo unificato dei relatori inserisce fra le discriminazioni della legge Mancino quelle fondate sull'omofobia e transfobia. In tale modo, viene estesa la reclusione fino ad un anno e sei mesi a chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, come noto, ma da oggi, qualora dovesse essere approvato questo provvedimento, anche ad atti fondati sull'omofobia e transfobia.

Il testo in esame prevede anche la reclusione fino a quattro anni di chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere violenza o atti fondati sull'omofobia e transfobia. Il testo unificato vieta anche ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali e etnici o fondati, appunto, sull'omofobia e transfobia. Chi partecipa a tali organizzazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto di parteciparvi, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Questa proposta di legge, nei termini esposti, contiene almeno sette elementi di incostituzionalità.

È utile ribadire che i termini «omofobia» e «transfobia» hanno un'accezione incerta, e comunque non prevista dal nostro ordinamento giuridico, il cui contenuto sarà determinato, più che interpretato, dall'applicazione giurisprudenziale, con evidenti rischi di pronunce radicalmente difformi, a causa del significato discrezionale.

Ma entriamo nel vivo dell'incostituzionalità: la prima   questione riguarda l'articolo 25 della Costituzione. Viene, infatti, abbandonato un sistema penale fondato, per senso di realtà e per garanzia, su dati oggettivi, e diventano penalmente rilevanti, con conseguenze pesanti, viste le sanzioni previste, categorie non definite, per l'appunto omofobia e transfobia, la cui area di applicazione è ad alto rischio di arbitrarietà. Il reato penale risponde al requisito della tassatività quando è caratterizzato da contorni ben precisi. Il fatto stesso che questo delitto venga fatto rientrare in una legge speciale quale la Mancino e tra i delitti definiti di «odio», lo dico tra virgolette, rischia di sovvertire il diritto penale del fatto che contraddistingue la nostra civiltà giuridica.

Alla luce di queste essenziali precisazioni, è rischiosa per la libertà dei cittadini la previsione del delitto di odio, perché ciò implica uno scandaglio dei moventi intimi. Molti delitti sono mossi da odio contro la persona – l'omicidio è l'esempio classico – eppure tale movente non è previsto come aggravante. Se passassero queste fattispecie, si passerebbe nel nostro diritto e nella nostra legislazione dal diritto penale del fatto ad un diritto penale dell'atteggiamento interiore.

La Commissione affari costituzionali, nel parere reso a maggioranza, si è soffermata analiticamente su questo profilo critico: se non condividete le ragioni della pregiudiziale da noi presentata, almeno rileggete le sagge considerazioni contenute nell'atto chiamato, in questo Parlamento, a valutare la conformità alla Costituzione delle norme che si stanno per approvare.

È meglio farlo ora, a differenza di quanto è accaduto con la legge Severino, che domandarsi domani come riparare ai danni che certamente verranno dalla violazione di non poche disposizioni costituzionali come quelle indicate. Ancora, una seconda questione di incostituzionalità riguarda la libertà di pensiero, ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione.

Potrebbe essere incriminato da un giudice, in maniera discrezionale, secondo questa proposta di legge, anche chi manifestasse l'opinione dell'esistenza in natura di maschio e femmina e della necessità che il diritto positivo sia fondato sul diritto naturale, e ciò anche se tale opinione fosse esplicitata nell'assoluto rispetto di tutti, senza tradursi in alcuna condotta denigratoria o comunque illecita.

Una terza questione riguarda l'articolo 19 della Costituzione, la libertà   di culto, in particolare per le confessioni religiose (cioè tutte) le cui basi sono la distinzione fra i sessi, e che pertanto rischierebbero. Il testo in esame non impedisce in alcun modo all'interno di un corso di preparazione al matrimonio canonico, per esempio, l'affermazione – coerente con quella prevista tra l'altro dalla nostra Costituzione – secondo cui la famiglia è quella fondata sull'unione permanente fra un uomo e una donna. Bene ! Per questa proposta di legge tale comportamento rischia di tradursi in una «propaganda», e quindi sanzionata dalla «Mancino».

Ancora, l'articolo 18 della Costituzione consente ai cittadini di associarsi liberamente. Il progetto di legge prevede misure (sequestro, confisca, scioglimento) nei confronti di quelle associazioni i cui componenti siano condannati nella nuova normativa.

Una quinta   questione riguarda l'articolo 33 della Costituzione che garantisce la libertà di ricerca scientifica. Una sesta questione riguarda gli articoli 13 e 3 (la libertà personale è inviolabile). Una settima questione riguarda la violazione degli articoli 10 e 11 sull'ordinamento giuridico italiano, che deve essere conforme alle norme del diritto internazionale. Ma nel caso specifico la Convenzione di New York, dove si innesta questa proposta di legge, mira ad eliminare la discriminazione razziale, ma questo è un tema ben diverso dalla discriminazione sull'omofobia e sulla transfobia.

Lo ripeto: questi temi   sono stati tutti affrontati dalla I Commissione Affari Costituzionali che il 2 68, ha rilevato che questa legge viola agosto ultimo scorso, nella seduta n. almeno quattro articoli della Costituzione.

Il testo che quella   Commissione approvò diceva testualmente: «Ricomprende – con riferimento al testo di legge – situazioni ampie ed indeterminate e si fonda su situazioni e scelte soggettive, anziché su posizioni oggettive». Continuo con il virgolettato: «Tenuto conto che quanto stabilito dal testo potrebbe prefigurare una situazione normativamente differenziata rispetto ad altre situazioni analogamente meritevoli di tutela (perché a questo punto non si tutelano i disabili ? o gli obesi ? o le donne ? o le vittime del bullismo ?) – concludo, Presidente – in cui si commettono delitti contro le persone e viene violato il principio di uguaglianza e di giurisprudenza».

E allora da qui, oltre alle violazioni   dell'articolo 21, evidenziate dalla Commissione affari costituzionali, mi avvio alla conclusione, citando esattamente quello che ha detto la Commissione affari costituzionali, penso, Presidente, che sia utile a tutti: «I moventi interiori, il cui accertamento obbiettivo non è univoco, possono dar luogo alla presunzione di sussistenza ogni volta che la condotta illecita interessi soggetti di cui siano note l'omosessualità e così invertire l'onere della prova (ad esempio, si litiga con un soggetto che poi si scopre essere omosessuale) e la Commissione conclude chiedendo “il rispetto del principio della determinatezza e della tassatività delle norme incriminatrici” e  risulta necessario richiedere che la condotta di istigazione sia esplicitata, non potendosi mai dedurre dall'opinione dichiarata».

Da qui il parere contrario della Commissione e da qui la mia richiesta che ovviamente va inquadrata all'interno di una incostituzionalità di questa norma.

Interventi in Aula dell'On. Alessandro Pagano sul ddl Omofobia-Transfobia del 19 Settembre 2013

Intervento in aula del 19-09-2013

Parte I

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, ritengo doveroso questo intervento anche per chiarire la mia posizione, visto che c’è stata una chiara difformità nel primo voto, ed il sottoscritto – non penso solo io – ha avuto modo di votare in maniera diversa. Chiarire ritengo che sia indispensabile, e partirei esattamente da quello che ha dichiarato il capogruppo del PD, l'onorevole Speranza quando ha detto, cito testualmente: «chi picchia un uomo di colore è condannato, chi invece picchia un omosessuale no».

Mi pare di poter dire che la   fattispecie su cui stiamo discutendo è esattamente diversa, opposta direi. Per noi è incostituzionale questa legge, oltre che profondamente ingiusta, perché lede il reato di opinione e, nel solco della legge Mancino, riteniamo che non ci possano essere – almeno parlo per quanto mi riguarda – elementi di mediazione, perché l'Italia non ha bisogno di un'altra legge che limiti quella forma essenziale dell'esistenza civile che è la libertà. Se passasse questa legge, infatti, passerebbe un assurdo reato di opinione che conferirebbe immediatamente un enorme potere poliziesco di discriminare a discrezione.

Al tribunale  rivoluzionario della Francia giacobina bastava la delazione anonima di uno solo per poter arrestare il malcapitato di turno, praticamente sempre poi inviandolo alla ghigliottina: non era un abuso, era cosa perfettamente legale. Rispondeva alla logica rivoluzionaria. Il cittadino incarnava la vox populi che poi oracolava secondo la vox Dei e quindi, per definizione, non poteva sbagliare. Non poteva fallire ! E, oggi, chi sono gli agenti della rivoluzione ? Ritengo che, essendo questa una legge liberticida, bisogna spiegare bene questo passaggio. L'omofobia che cos’è ? Certamente un reato turpissimo. Non abbiamo più bisogno di ripeterlo perché siamo tutti d'accordo. Però da oggi rischia di coincidere, solo secondo il parere di una lobby, sì, di una lobby, la lobby gay. Perché, chi è l'unico che può andare a denunciare un altro rispetto a qualsiasi forma che viene ritenuta di discriminazione ? Solo un omosessuale. Non tutti gli omosessuali. Non certamente l'omosessuale tranquillo, sereno, di cui siamo onorati di averlo come amico personale. No ! Chi denunzierà sarà l'omosessuale ideologizzato. Costui è nelle condizioni su questa materia delicata di poter dire chi è che lo ha discriminato rispetto a chi, invece, non lo ha fatto. E quindi qualsiasi sua denuncia basterebbe e avanzerebbe e non avrebbe bisogno di nessun'altra cosa per andare a sentenza e a condanna. Mi si dirà: ma c’è un giudice che potrebbe stabilire tutto questo. Ebbene, ma io provo a farvi immaginare: mettetevi nei panni di chi è stato accusato di una qualsiasi forma di questo reato di opinione e poi deve andare davanti ad un giudice a sostenere spese e stress che dureranno anni per essere giudicato solo ed esclusivamente per un reato di opinione. Ritengo che da questo punto di vista non ci debbano essere dubbi sul fatto che la libera espressione è fondamentale; e secondo «I giuristi per la Vita». Con questa legge potrebbe essere condannato chi predica la morale sessuale cristiana nei luoghi religiosi; chi insegnasse la morale sessuale naturale nelle scuole; chi facesse propaganda contro il gay pride; chi organizzasse raccolta firme contro l'omosessualismo militante; chi escludesse l'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali; chi sollecitasse le autorità e i parlamentari ad approvare norme contro le devianze sessuali.

Ditemi voi se è normale che si rischi questo ! Ditemi voi se   questa è una legge che merita di essere approvata ! Ditemi voi se abbiamo oggi il coraggio di dire che questa non è una legge contro il reato di opinione. Non ci sono dubbi, non ci possono essere bavagli di sorta, a maggior ragione per il nostro partito che ha un'antica tradizione, confermata ieri nel discorso pronunciato dal nostro leader. Il PdL-FI ha un'antica tradizione che va esattamente nella direzione opposta. La libertà per noi non è un optional.

 

Intervento in Aula del 19-09-2013

Parte II

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, ritengo che stia per accadere una vera e propria sperequazione delle posizioni: questa proposta di legge, infatti, crea le condizioni per una vera e propria differenza. Avremo un dato paradossale, cioè rispetto ad una parità, che in questo

momento esiste, tra le due posizioni, la posizione eterosessuale e quella omosessuale, nel momento stesso in cui passerà questa legge, ci  ritroveremo ad essere assolutamente squilibrati: da una parte, infatti, si potrà continuare a fare pubblica propaganda e attività in favore delle proprie idee e dei propri progetti, persino nelle scuole; dall’altra parte, quella degli eterosessuali, associazioni in difesa della morale naturale non potranno più fare nessuna propaganda o attività pubblica in difesa della normalità sessuale, pena l’essere condannati per odio sessuale o per

discriminazione sessuofoba.

Insigni giuristi ci stanno spiegando – bisognerebbe leggerle, queste cose – che di fatto questo è uno « psicoreato » e l’ha spiegato anche poco fa bene l’onorevole Sisto, presidente della Commissione affari costituzionali: di fatto è un vero e proprio « movente intimo », quello che si viene a  realizzare. Da qui, l’inquirente che dovrebbe scandagliare il « movente

intimo » del presunto colpevole, per capire se realmente si è in presenza di un reato o meno. Una vera e propria psicopolizia o psicomagistrato che rievocherebbe Orwell: se ricordate bene – è un libro che abbiamo letto tutti – in 1984 si parlava di « campi di rieducazione per coloro che erano sessualmente meno uguali degli altri ».

E allora, se non è questa la libertà di opinione e di espressione, se non è questa ad essere minacciata, di che cosa stiamo parlando ? Il nostro ordinamento giuridico punisce già, senza distinzioni, ogni aggressione

all’integrità e alla dignità della persona e in più prevede le aggravanti per i

motivi abbietti. L’omosessuale è garantito oggi in quanto persona, senza distinzioni e privilegi, e quindi non ha bisogno di una discriminazione giuridica.

In concreto, questa proposta di legge è fatta ad hoc per qualcuno, per delle lobby, a favore di influenti lobby, che promuovono la rivoluzione sessuale allo scopo di dare una giustificazione giuridica alla loro attività, ed è uno strumento per reprimere coloro che vi si oppongono pacificamente e democraticamente.

In Aula il PD, SEL, 5 Stelle stanno a tranquillizzare e a dire: ma no ! Ma cosa state dicendo ? Questi sono casi teorici, ma cosa state immaginando, in trent’anni non è mai accaduta un’applicazione della legge Mancino  perché dovrebbe cominciare adesso ? Ma io vi rispondo: e allora perché

non avete accettato gli emendamenti proposti dall’onorevole Sisto ? L’onorevole Sisto di fatto poneva le condizioni, attraverso dei paletti chiari, per far sì che il reato di istigazione venisse ad essere delimitato:

non è stata la sua proposta, signor Presidente, è stata la proposta di un’intera Commissione la Commissione Affari costituzionali e quella Commissione era composta da SEL, era composta dal Partito Democratico, era composta dal MoVimento 5 Stelle, era composta dalla

Lega, era composta dal PdL, e all’unanimità hanno detto quello che è logico, quello che appartiene alla logica delle cose e cioé che la proposta di legge andava cambiata pena la incostituzionalità della stessa. Eppure, siete qui a contraddire voi stessi ! Con ipocrisia rinnegate voi stessi.

E allora, ditemi: perché dobbiamo dire che questa è una legge che sta partendo bene ? Mi rivolgo soprattutto al mio gruppo, per prendere piena coscienza: questa è una legge geneticamente nata male e che sta nascendo in maniera liberticida ! Non ci sono le condizioni minime per il rispetto dell’uomo e della persona ! Da qui la necessità di mettere dei paletti chiari, dei paletti che servono a dire, non tanto oggi, ma all’opinione pubblica, come stanno le cose; perché che sia chiaro: la foglia di fico del PdL non c’è ! Questa legge liberticida non avrà mai il nostro avallo ! Nel nostro DNA è scritto questo ed è chiaro che la responsabilità di quello che state facendo ve la assumerete voi: questa legge, nei termini in cui si sta  realizzando, ve la assumerete solo voi.

Ed è una responsabilità non solo politica, non solo umana e sociale, ma anche giuridica. Essa è palesemente incostituzionale e vi ritornerà indietro, inesorabile come non mai.

 

Intervento in Aula del 19-09-2013

Parte III

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, io desideravo fare una puntualizzazione, è inutile riprendere l’argomento del mio emendamento perché larghe parti di esso sono state già riprese nel ragionamento

di poco fa fatto da Costa, però io devo rilevare un aspetto politico che secondo me è interessante, e finora nessuno lo ha fatto.

L’onorevole Scalfarotto, nel suo appassionato intervento di poc’anzi in discussione dell’emendamento 1.61 parlava di « mesi di lavoro e di ascolto ». Mi si consentirà di dire che tutto avete fatto tranne che ascoltare e vorrei spiegare un attimo che cos’è accaduto durante l’iter parlamentare. Primo: nel corso della seduta

notturna in Commissione non è stata data la possibilità di dibattere per ben due volte gli emendamenti presentati, la seconda volta addirittura è stata presentata una proposta di contingentamento che ha

strozzato il dibattito. Secondo: anche per la discussione in seduta notturna in Aula c’è stata un’ennesima anomalia; c’era bisogno di farlo di notte il 5 agosto ? Terzo: non sono state recuperate le osservazioni

della Commissione affari costituzionali, di cui abbiamo parlato in lungo e in largo, fatto gravissimo che inficerà questa legge.

Quarto: anche questo dibattito in Aula, con un contingentamento ridottissimo (novanta minuti soltanto per tutto il gruppo del PdL e in proporzione a tutti gli altri) sta dimostrando che un argomento così importante è stato asciugato per approvarlo  il prima possibile. Eppure l’argomento avrebbe meritato un dibattito ampio per le sensibilità diverse avvertite; il confronto avrebbe prodotto una crescita.

Tutto questo all’interno di una logica che tutto si può definire tranne che di « ascolto ».

C’è stata la volontà pervicace di un gruppo forte, l’avete dimostrato da un punto di vista politico, una lobby che vi sta dietro, forte al punto che qui, quando si citano alcuni personaggi, c’è silenzio in Aula per sentire cosa dicono. Questo è stato l’andazzo dei lavori.

Io penso invece, onorevole Scalfarotto, che sia stato molto più pregnante la sua affermazione del 26 agosto sul sito dell’Espresso (e l’ho ammirata per la chiarezza del suo intervento). In esso – qui mi rivolgo agli amici di Scelta Civica e anche al nostro partito – lei è stato di una chiarezza esemplare, perché ha detto  sostanzialmente due cose: la prima è che, stante la difficoltà di questa legge (la romanzo un po’ per sintetizzare un po’ l’intervento) era indispensabile la partecipazione di tutti perché è una legge complessa

– io aggiungo, lo dico io, incostituzionale e illiberale. Ecco perché si è cercato a tutti i costi l’accordo, costi quel che costi, con i moderati. Noi del PdL non siamo caduti nel tranello, Scelta Civica evidentemente sì.

Il secondo aspetto è ancora più interessante: quando Scalfarotto risponde espressamente, a fronte di una domanda ben precisa « questa è una legge insoddisfacente », dice di « no » e lo spiega bene, con onestà intellettuale. Ha detto esattamente il contrario e cioé, dopo questa legge arriveranno leggi su genitore 1 e

genitore 2, nozze gay, adozioni gay e via di questo passo.

Questo è il percorso che tutti coloro che in questo momento ci stanno ascoltando, non soltanto in quest’Aula ma anche nel Paese intero, più di quelli che noi possiamo immaginare, devono capire al

fine poi, nella seconda puntata, nel secondo tempo di questa partita virtuale di calcio, di poter fare qualcosa di utile per ristabilire la verità e per far capire realmente quali sono gli obiettivi concreti di

questo progetto ideologico: il progetto rivoluzionario gender.

 

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