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Atto Camera su Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale.

 

 

 

Interrogazione a risposta immediata  in Assemblea 3-01170, Mercoledì 19 novembre 2014, seduta n. 334


PAGANO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

le società partecipate dal Ministero dell'economia e delle finanze rappresentano da sempre, nella realtà italiana, per le loro dimensioni, le loro capacità di investimento e di finanziamento dell'economia reale e il loro ruolo di naturale catalizzatore dell'innovazione nei mercati di riferimento, un volano positivo per l'intera economia del Paese;

la Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale s.p.a., partecipata totalmente da Poste italiane s.p.a., è attualmente una vera e propria banca, che esercita l'attività bancaria senza alcun limite, in esercizio dell'autorizzazione bancaria che è stata rilasciata dalla Banca d'Italia. Il solo limite di operatività prevalente a favore delle regioni centro-meridionali è previsto dallo statuto della banca e, quindi, può essere rimosso in qualsiasi momento, per estendere il flusso di finanziamento all'intera realtà economica del Paese;

le previsioni di legge «speciali» fatte adottare in materia dal Ministro pro tempore Tremonti non sono mai state applicate; i cosiddetti «titoli per l'economia meridionale», obbligazioni agevolate fiscalmente, che sarebbero dovuti servire per finanziare l'operatività della banca, non sono mai stati emessi. La banca ha un patrimonio di circa 400 milioni di euro e opera senza alcuna agevolazione statale in regime di piena concorrenza sul libero mercato, finanziandosi, come le altre banche, in autonomia sul mercato interbancario e tramite l'emissione di proprie obbligazioni;

l'erogato di crediti a favore della clientela è pari a circa 1,3 miliardi di euro, in progressivo netto aumento; gli utili negli ultimi 3 anni sono pari a 51,4 milioni di euro. È la migliore banca del sistema bancario italiano operante in regime di mercato per ratios patrimoniali e indici di stabilità finanziaria (tier 1 al 38 per cento), margine di intermediazione, roe (al 10 per cento), cost/income (al 38,6 per cento);

la banca gestisce anche il fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese (90.000 finanziamenti garantiti nel corso del 2014 per circa 13 miliardi di euro) e si è aggiudicata anche la gestione del fondo crescita sostenibile per l'erogazione di finanziamenti agevolati per ricerca e sviluppo;

da notizie di stampa si apprende la supposta volontà di Poste italiane s.p.a. di cederne la partecipazione, in quanto l'attività della banca non rientrerebbe nel nuovo piano strategico del gruppo. Si apprende inoltre, sempre da notizie di stampa, della supposta intenzione di cedere la proprietà della banca alla società Invitalia s.p.a., anch'essa interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze;

in tal caso, tuttavia, si cadrebbe innanzitutto nell'incompatibilità tra l'attività propria di Invitalia s.p.a., consistente nell'erogazione di una serie di agevolazioni finanziarie pubbliche alle imprese, e l'erogazione alle medesime imprese di credito in regime di libero mercato da parte di una banca a quel punto appartenente allo stesso gruppo societario, anche tenuto conto che competente per l'eventuale autorizzazione sarebbe oramai la Banca centrale europea. Problematici sarebbero poi i profili di integrazione nella struttura del gruppo Invitalia, avente tutt'altra mission e obiettivi assolutamente diversi;

risulterebbe, quindi, preferibile un'azione strategica che, al contrario, consentisse la piena valorizzazione dell'operatività della banca, sia in termini di progressiva e sempre maggiore erogazione di credito all'economia reale, sia in termini di entrate finanziarie per l'erario: ad esempio, Poste italiane s.p.a. potrebbe cedere la banca sul mercato oppure, preferibilmente, il Ministero dell'economia e delle finanze potrebbe decidere di quotare le azioni della banca su un mercato regolamentato e poi di cedere al pubblico una parte del pacchetto azionario, anche conservando il controllo;

una tale azione strategica potrebbe consentire un rilevante incasso per l'erario, dopo aver posto in essere le azioni già previste dall'attuale piano industriale per valorizzare gli asset della banca (costante crescita sia delle attività creditizie dedicate allo sviluppo delle imprese con crediti per oltre 3 miliardi di euro, sia dei finanziamenti agevolati alle piccole e medie imprese per oltre 50 miliardi di euro), mantenendo nel contempo anche una finalizzazione della sua operatività per scopi di interesse pubblico che il Governo potrà decidere, da inserire come disposizioni nello statuto della banca –:

quali iniziative il Ministro interrogato abbia intrapreso ovvero abbia intenzione di intraprendere per valorizzare gli asset della banca al servizio di interessi di natura generale e di supporto allo sviluppo del sistema imprenditoriale, sia in termini di maggiori entrate finanziarie per l'erario sia in termini di finalizzazione della sua operatività a scopi di interesse pubblico, consistenti nello specifico in un flusso progressivamente sempre maggiore di credito all'economia del Paese. (3-01170)

Pagano Alessandro

@alepaganotwit

 

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