Venerdì, 19 Aprile 2019

 

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Risoluzione in commissione concernente gli incentivi in favore di produzione di energia da #fontirinnovabili

 

 

 

La VI Commissione,


premesso che:

l’articolo 26 del decreto - legge n. 91 del 2014 interviene retroattivamente sugli incentivi in favore degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile fotovoltaica;

tali interventi introducono tre opzioni di riduzione dei suddetti incentivi, a scelta dei produttori di energia fotovoltaica;

tutte le opzioni mettono a serio rischio di default migliaia di piccole imprese italiane che hanno investito in tale settore;

per mitigare il devastante effetto derivante dai minori introiti e dalla conseguente sensibile riduzione delle liquidità di cassa per le migliaia di piccole aziende colpite dalla riduzione degli incentivi, il legislatore ha previsto quale misura compensativa, all’articolo 26, comma 5, del decreto - legge n. 91 del 2014, la possibilità di accedere al credito, per un importo pari al mancato flusso nei restanti anni di incentivazione degli impianti, con garanzia emessa dalla Cassa Depositi e Prestiti, le cui modalità di accesso sarebbero state stabilite con successivo decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze;

al fine di mitigare l’effetto derivante dai minori introiti e della conseguente riduzione della liquidità di cassa, con ordine del giorno numero n. 9/2568-AR/180 del 6 agosto 2014, la Camera dei Deputati ha impegnato il Governo a intervenire presso il sistema creditizio al fine di ottenere l’allungamento della durata del finanziamento (finanziamenti bancari, mutui e/o leasing) per tutte le aziende interessate dal predetto articolo 26, in misura pari al periodo di prolungamento di erogazione degli incentivi previsti dal citato decreto – legge n. 91;

il numero di aziende cospicue che operano nel settore, lamentano l’impossibilità di accedere al credito con tutti gli operatori bancari, pur in presenza di merito creditizio, per policy dei vari istituti, preoccupati delle conseguenze del succitato decreto, con conseguente rischio di perdita di migliaia di posti di lavoro e il rischio di defaut di migliaia di programmi di investimento con impianti già realizzati in full equity e/o con dilazioni di pagamento dei fornitori in vista di finanziamenti di scopo, all’epoca della realizzazione deliberati ma non perfezionati in attesa della connessione alla rete

per policy aziendale i principali istituti di credito, quali ad esempio Intesa San Paolo, non hanno concesso alle aziende operanti nel settore “fotovoltaico” la moratoria già in essere a seguito del protocollo di intesa, datato 1° luglio 2013, tra l'Associazione bancaria italiana (ABI) e le associazioni dei rappresentanti delle PMI, che concedeva a tutte le aziende sane, senza discriminazione alcuna, di richiedere, visto il perdurare della crisi economica e al fine di rimettere in moto l’economia attraverso liquidità di cassa da destinare a nuovi investimenti, la possibilità di usufruire alternativamente di due opzioni: 1) il congelamento della quota capitale prevista nei canoni di leasing immobiliare e mobiliare per dodici mesi; ovvero, 2) il prolungamento della durata dei mutui rispetto al precedente accordo (3 anni per i mutui chirografari, 4 per quelli ipotecari);

il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato il decreto attuativo di una delle tre opzioni (specificatamente l’opzione “b”) con un grave ritardo di 23 giorni, che ha reso di fatto impossibile una scelta seria e consapevole da parte dei produttori;

il Ministero dell’Economia e delle finanze sta accumulando un grave ritardo nell’emanazione del decreto di natura non regolamentare previsto dal predetto comma 5 dell’articolo 26 del decreto-legge n. 91 del 2014, che dovrebbe disciplinare i criteri e le modalità di accesso ai finanziamenti bancari garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, che consentirebbero agli operatori di mitigare, almeno in parte, gli effetti negativi dei tagli previsti dalla norma;

si ritiene opportuno impedire che le aziende del settore possano diventare insolventi a seguito della diminuzione dell’incentivo annuo, a cui purtroppo non potrà corrispondere un’equivalente riduzione della rata del finanziamento a loro carico e degli altri costi operativi;

il sistema creditizio può senza problemi allungare la durata dei finanziamenti (finanziamenti bancari, mutui e/o leasing), così come già sperimentato con gli accordi precedenti tra l’ABI e le organizzazioni imprenditoriali o comunque trovare, in collaborazione con i produttori, soluzioni senza aggravi di costo (spread o waiver fee);

impegna il Governo

a) a emanare un decreto in cui vengano definite le modalità di accesso alla garanzia della Cassa Depositi e Prestiti prevista dal predetto articolo 26, comma 5, del decreto – legge n. 91 del 2014;

b) ad intervenire presso il sistema creditizio, convocando un tavolo tecnico con l’ABI, al fine di:

1) ottenere il prolungamento, attraverso una nuova moratoria, della durata dei finanziamenti bancari, mutui e/o in leasing per tutte le aziende interessate dal predetto articolo 26, in misura non inferiore al periodo di prolungamento di erogazione degli incentivi previsti dal decreto nel caso di scelta dell’opzione a) e in misura congrua a impedire il default delle iniziative e comunque non inferiore al periodo massimo concesso per i mutui fondiari, pari a 4 anni, dalla moratoria negoziata con protocollo di intesa datato 1° luglio 2013 tra l'ABI e le associazioni dei rappresentanti delle PMI, indipendentemente dalla forma tecnica del finanziamento stesso ( mutuo, leasing);

2) nelle more, segnalare e sanzionare gli istituti bancari che, in presenza di merito creditizio, si rifiutino in modo discriminatorio di concedere la moratoria già in essere a operatori del settore, prorogando di 12 mesi i termini per la richiesta di accesso ai benefici della stessa moratoria;

3) segnalare e sanzionare gli istituti bancari che, in presenza di merito creditizio, si rifiutino di finanziare impianti già connessi in rete o da connettere, in modo discriminatorio nei confronti degli operatori del settore della green economy;

4) segnalare e sanzionare gli istituti bancari che, in presenza di merito creditizio, si rifiutino di finanziare altri programmi di investimento in modo discriminatorio nei confronti di operatori del settore della green economy, perché ritenuti comunque “soggetti a rischio”, fornendo di contro garanzie del Governo di impegno e salvaguardia sul settore delle imprese operanti delle iniziative a regime e di quelle in corso e dei posti di lavoro connessi.

PAGANO

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