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Resoconto stenografico su sezioni specializzate sui migranti nei tribunali. 28.10.2015

 

 

 

 

 

 

ALESSANDRO PAGANO.


Presidente, il tema che stiamo trattando si presta a valutazioni di tipo politico e ne abbiamo osservate da parecchi gruppi oggi.

È ovvio che, al di là della facile retorica, secondo me, alcuni ragionamenti debbono essere assolutamente sviluppati. Mi permetterò di offrirne alcuni perché, al di là delle posizioni che i singoli gruppi parlamentari hanno in materia, penso sia giusto esprimere  valutazioni il più possibile oggettive, perché stiamo parlando di persone, di vite e di un sistema sociale quale quello italiano. Stiamo parlando anche della necessità di creare delle condizioni perché il Paese abbia margini di sicurezza ancora più forti e più sicuri - scusate il gioco di parole - rispetto a prima. 

Pertanto, le valutazioni che mi sento di fare in generale, prima di entrare nel vivo della mozione, sono essenzialmente di tre tipi. Il primo. Bisogna capire cosa fare sull’emergenza clandestini. Certamente c’erano due tipi di scelta, non tre e non quattro: o lavarsene le mani e lasciare sostanzialmente che la vita umana fosse considerata nulla di più che un numero dentro una statistica -  e quindi per questo motivo fare sì che coloro che sono arrivati per via mare in questi anni fossero lasciati morire - oppure salvarli. Questo era il tema. Io penso che la scelta che ha fatto il Governo italiano non sia stata una scelta in relazione ad una valutazione di tipo politico: mi conviene o non mi conviene? Ha fatto una valutazione di altro tipo: è vita o non è vita? È sacra o non è sacra? Bisogna salvarla o non bisogna salvarla? Penso che questo sia l'elemento su cui poche volte si è ragionato, al netto comunque delle giuste valutazioni sulla sicurezza di un Paese e comunque al netto delle valutazioni che bisogna fare, sempre e comunque, in relazione ad un Paese come il nostro, complesso e articolato, di cui certamente bisogna tenere conto rispetto a questi flussi di immigrazione. Bisogna comunque sempre porsi l'obiettivo principale e chiedersi se questa vita andava salvata o meno.

Penso che i fatti dopo due anni di scelte forti, da un certo punto di vista anche antipopolari, abbiano dato parzialmente ragione - mi permetto di dire “parzialmente”, poi vi dirò perché la ragione è totale - al Governo. Infatti è chiaro che nel momento stesso in cui flussi migratori si stanno cominciando a spostare verso altre parti dell'Europa, provenienti da altri contesti e da altre direzioni, vuol dire che in maniera concreta i migranti, gestiti talvolta in maniera speculativa - questo lo sappiamo bene - , si stanno rendendo conto che entrare in Italia non è più così facile, per cui stanno scegliendo altre vie. I numeri e le statistiche dicono questo.

Ed è chiaro che sta dando ragione all'Italia anche la politica europea, nel riconoscere  il principio che certamente devono essere distribuiti. È vera l'osservazione - anche i giornali di oggi lo dicono in maniera aperta - che i numeri sono assolutamente insufficienti, però un principio è stato stabilito. Certamente, se il Governo italiano sarà disattento e non farà rispettare queste direttive e non batterà i pugni nelle sedi giuste, avrà delle responsabilità gravissime. Però il dato è incontrovertibile, per la prima volta è stato stabilito un principio: i migranti o comunque i flussi migratori devono essere distribuiti in maniera equa. È stato fatto con numeri insufficienti? Siamo tutti d'accordo. Dobbiamo vigilare perché tutto questo accada in maniera significativa? Siamo tutti d'accordo. Però, il principio era sacrosanto e penso che sia giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.

Infine, vi è il dato di cui pochi parlano, ovvero che, dopo che le autorità internazionali competenti hanno sviluppato tutto l'iter burocratico - esiste una burocrazia internazionale anche lì negativa e da combattere, che ha visto coinvolte l'Europa, l’ONU e le autorità internazionali - finalmente possono essere abbattute le imbarcazioni che sono oggetto di sfruttamento da parte degli scafisti. Anche qui sono partite delle iniziative interessanti, anche qui saranno distrutti i mezzi. Le modalità sono note, tutti i giornali ne hanno parlato. Mi pare che sia un successo da ascrivere e, comunque, un fenomeno da osservare con interesse e con positività. Infatti è chiaro che non possiamo immaginare che la soluzione sia solo ed esclusivamente di tipo brutale: c'è anche una soluzione positiva di tipo politico.

Aggiungiamo altri elementi. In Italia i rifugiati, ad oggi, sono meno di centomila: non mi pare una cifra eclatante, catastrofica, così come tutti i mass-media, contrari a questo fenomeno, o anche certi osservatori di alcune fondazioni para-massoniche internazionali sostenevano, ossia di flussi in arrivo in Italia di milioni di persone. Infine un ultimo dato, anche questo di politica complessiva, che penso valga la pena evidenziare: i reati sono calati in Italia, nel 2014, del 7 per cento rispetto all'anno precedente, nel 2015 sono calati di un altro 10 per cento - sono statistiche di giugno –  rispetto al 2014. Si tratta di un dato interessantissimo. Che la percezione della sicurezza in Italia non ci sia, questa è un’altra storia. Vuol dire che bisognerà lavorare tanto e bene in questa direzione, per far sì che la popolazione abbia la percezione di un Paese che è sicuro. Quindi forse bisognerà lavorare molto nell'ambito civile, per evitare che i writer distruggano  le nostre città, o che i manifestanti antagonisti distruggano i nostri contesti urbani e le nostre attività imprenditoriali, trasformando manifestazioni legittime in qualcosa che fa poi inorridire l'opinione pubblica. Su questo bisogna ragionare, per far sì che la gente abbia una percezione diversa in termini di sicurezza.

Parlo di questo perché uno dei temi caldi riguarda il fatto che i migranti  sono portatori di elementi negativi e anche questo dato è stato contestato, sicuramente per meriti che sono da ascrivere al nostro sistema di pubblica sicurezza e ad un contesto che  sta funzionando. Tutte queste premesse, che non sono banali, ma che sono di ordine politico,  si collegano al ragionamento che oggi cerchiamo di sviluppare, ossia quello di una mozione che deve migliorare le procedure. È chiaro che ci troviamo oggi di fronte a fenomeni strutturali importanti, con flussi migratori che devono essere gestiti in termini di censimento, - è importante capire chi sono i migranti, da dove arrivano, per capire se hanno diritto allo status di rifugiato rispetto ai Paesi di provenienza -. Su questo dato bisogna essere solidali: il rifugiato non è il migrante economico, che, col massimo rispetto per la persona, deve essere ricondotto nei paesi di origine, visto che non possiamo accogliere chi non può trovare soluzioni lavorative in un momento storico come il nostro.

Su queste cose bisogna agire in maniera concreta, effettuando rimpatri volontari e assistiti, anche attraverso i respingimenti, ove sussistano le condizioni, riconoscendo l’effettivo diritto di protezione internazionale a quanti invece ne hanno diritto.

E qui c'è un vulnus, del quale pochi parlano: non abbiamo una organizzazione adeguata. Vengo da una città in cui si trova un centro importante - arrivano da tutta Italia - Caltanissetta. Non è bello vedere flussi di persone che arrivano da tutte le parti d'Italia per ottenere le autorizzazioni. È chiaro che viviamo questo contesto in una maniera assolutamente attenta.

Non succede nulla, perché la civiltà di un popolo si misura anche dalla capacità di saper ben contenere questi fenomeni, anche attraverso il dialogo, ma è un problema che deve essere risolto. Come si risolve questo problema? Questo è il senso di questa mozione, di cui noi ci siamo fatti proponenti, con interesse e convinzione, prendendo misure idonee che vadano a velocizzare l’iter.

Occorre che ci siano sezioni specializzate di tribunali, che devono essere allestite, per far sì che i procedimenti di protezione internazionali vengano adottati velocemente. Occorre inoltre prevedere una formazione specifica, perché si tratta di un iter procedurale molto complesso: fare dei corsi di formazione sembra banale ma non lo è affatto. Occorre inoltre valutare la possibilità legislativa di rendere più snello l’iter; utilizzare sistemi informatici più adeguati.

Consentitemi, dulcis in fundo, anche valutare, qualora ce ne fosse bisogno, il ricorso alla mobilità del personale degli enti sciolti. Abbiamo un mare di enti sciolti, province che non esistono più, strutture che sono in via di scioglimento. Infatti, se così vanno le cose, nella legge di stabilità molti enti dovranno essere cancellati. Speriamo che questa sia finalmente la volta buona. Abbiamo un surplus di personale, com’è noto. Basta andare in un ente pubblico per vedere che mediamente uno su tre non è che abbia tante cose da fare e cominciare a pensare alle mobilità. Le mobilità sono una logica che deve essere osservata.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, collega.

ALESSANDRO PAGANO. Vado alla conclusione, Presidente. Gli ultimi trenta secondi.

PRESIDENTE. Sì.

ALESSANDRO PAGANO. La mobilità del personale è una cosa di cui bisogna prendere assolutamente nota perché è chiaro che ci sono dipendenti di enti pubblici che ormai sempre meno fanno qualcosa in alcuni contesti e che, invece, potrebbero tornare utili in altri contesti. Penso che questi suggerimenti si sono tradotti positivamente nella nostra mozione. Siamo convinti che saranno adottati perché sono tutti di buonsenso e, quindi, nel dare auspicio al Parlamento in questa direzione, ci riteniamo assolutamente convinti delle tesi appena esposte.

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