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Levy, Lerner e gli intellettuali anti-Putin zittiti dalla storia

 

 

 

 

 

 

di Giampaolo Rossi


 

Lunedì 23 novembre 2015

 

IL LATO CONTORTO DELL’OCCIDENTE

Per mesi nei loro editoriali, nelle ospitate televisive, ci hanno ammonito sulla Russia e il suo Presidente.

Per loro, Vladimir Putin era un pericolo mortale per l’Occidente; una minaccia per le nostre libertà; un autoritario quanto spietato ex agente del Kgb con gli occhi di ghiaccio, a capo di una nazione imperialista, desiderosa di espandere il suo dominio sulla nostra pelle.

 Sulla crisi Ucraina, ci hanno spiegato che i russi invasori sarebbero stati pronti a scatenare la Terza Guerra mondiale pur di soffocare il sogno di democrazia nato a Kiev, facendo finta di ignorare i documenti d’oltreoceano che pianificavano nei minimi particolari l’accerchiamento di Mosca espandendo ad est la Nato ed imponendo, dietro una maschera democratica, un governo fantoccio manovrato da precisi burattinai, in cui i ministri sono stranieri direttamente scelti dal Dipartimento di Stato Usa.

Alcuni di loro, ex comunisti riciclati, hanno usato per la Russia di oggi giudizi che si guardarono bene dall’usare per la Russia di ieri quando si chiamava Unione Sovietica, esportava il comunismo e finanziava con vagonate di rubli i loro partiti e i loro giornali.

Stiamo parlando dei famosi “intellettuali democratici” di cui l’Occidente si fregia come un distintivo di libertà e pluralismo e invece, spesso, rappresentano il lato più contorto della nostra cultura.

 Umanitaristi, progressisti, pacifisti, interventisti, internazionalisti, liberali, illuministi, americani o europei, oggi sono improvvisamente silenziati di fronte all’evidenza che Putin è un leader che sta affrontando di petto e con coraggio l’orrore islamista; e la Russia, l’unico paese che ha dichiarato guerra all’Isis facendogliela sul serio.

 

BERNARD-HENRI LEVY

 Il capo di questa élite del pensiero liquido, si chiama Bernard Henri Levy (per gli amici BHL); in Francia, la nazione di Cartesio e Voltaire, lo definiscono seriamente un filosofo. Lui è il menestrello delle bombe umanitarie, il cantore della “guerra giusta” ad oltranza. Fu lui a dare la giustificazione teorica all’intervento Nato in Libia, all’origine dell’attuale disastro mediorientale. In quei mesi divenne l’ambasciatore, per conto del suo sodale Sarkozy, dei leggendari “ribelli moderati” che di moderato non avevano nulla visto che oggi la Libia è il porto franco del jihadismo e dei nuovi mercanti di schiavi che governano l’immigrazione clandestina; fu lui ad accreditarli presso le diplomazie occidentali come soggetti che avrebbero garantito, una volta eliminato Gheddafi, democrazia e libertà. Si è visto come andata.

BHL è anche la coscienza civile di quella sinistra sempre attenta al profilo da mostrare alle telecamere. Quello che si presentò a Kiev ad arringare i rivoltosi in piazza con i soldi di George Soros, bólso di retorica eruttata alla folla e soprattutto ai media, ad accusare Putin di minacciare “il sogno di una pace duratura dei filosofi kantiani, un sogno realizzato dai fondatori dell’Europa Unita”.

Oggi, quando parla dell’Isis, si ricorda i morti di tutti tranne i 224 civili russi uccisi nell’attentato aereo sul Sinai, pur di non dover ammettere che quello è il prezzo che la Russia sta pagando per la sua lotta solitaria al terrore islamista.

GAD LERNER

 In Italia, l’esempio più fulgido di questi “pensieranti”, si chiama Gad Lerner, ed è una sorta di clone di Henri-Levy in salsa “gauche caviar”; un prodotto della scuderia di Lotta Continua approdato alla corte di De Benedetti.

Anche lui nel 2011 esultò per la caduta di Gheddafi ironizzando su chi prevedeva la catastrofe: “abbiamo sentito opporre argomenti che (…) ne sarebbe scaturita una secessione (…) il ritorno alle guerre tribali (…). L’instaurazione di un regime islamico qaedista. L’esodo (biblico!) di profughi a centinaia di migliaia. Tutte balle”.

Ora che le balle sono diventate realtà, il pallonaro radical-chic sulla Libia tace; e tace anche su Putin dopo aver scritto che la Russia in Siria “non cerca alcuna coalizione con gli occidentali, vuole dimostrare di essere capace di fare da sola, appoggiandosi a un dittatore amico come Assad” e dopo aver definito Putin un “gendarme” e un “guerrafondaio”.

E ora che l’Europa e persino Obama sono costretti a riconoscere l’impegno russo in Medio Oriente accogliendo l’invito di Putin a combattere insieme l’Isis, aspetterete invano un suo illuminato intervento, del tipo: “scusate ho scritto l’ennesima minchiata”.

UN CONSIGLIO

Non finirà qui. Li risentirete blaterare le loro verità e vi capiterà di leggere ancora le loro previsioni tarocche; quando ciò accadrà, ricordate sempre il sano disprezzo che nutriva per questi personaggi, quel genio maledetto di Louis Ferdinand Céline: “aveva il vizio degli intellettuali: era inconsistente”.

 

@alepaganotwit

 

 

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