Mercoledì, 17 Luglio 2024


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Resoconto stenografico seduta 707 intervento On. Alessandro Pagano su fiducia al governo su dl fiscale

 

 

 

 

 AC 4110 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante disposizioni urgenti in materia fiscale per il finanziamento delle esigenze indifferibili


Dichiarazione su voto di fiducia . On. Alessandro Pagano (Lega)

Onorevoli colleghi! Siamo qui in aula oggi per discutere sull’ennesima fiducia di questo governo. Una fiducia posta su un provvedimento importante che come sempre inciderà sulla vita dei nostri cittadini. Perché tutte le leggi, ovviamente, incidono sulla vita dei cittadini, ma alcune, onorevoli colleghi, più di altre. E se questo governo è stato capace di porre la questione di fiducia su provvedimenti come quelli della legge elettorale e delle unioni civili, non mi stupisco che possa metterla anche su un decreto legge che serve per far cassa per coprire le misure espansionistiche della manovra. Anzi, direi piuttosto le promesse elettorali contenute nella manovra. 

Perché non deve passare in secondo piano il fatto che il progetto del Presidente del Consiglio sia quello di elargire “mancette” in vista del voto del referendum del 4 dicembre. E per fare questo, si è dovuto necessariamente raschiare il fono del barile.

Un decreto omnibus questo, con cui vengono alla fine accontentati un po’ tutti. Un decreto come tanti ne vediamo passare in quest’aula per un voto squisitamente formale perché il Presidente del consiglio, convinto che la riforma costituzionale gli darà presto il potere assoluto, deve compattare una maggioranza ballerina che non sembra affatto convinta del programma di governo. 

Un programma di governo, onorevoli colleghi, che non ci trova d’accordo per tantissime delle scelte fatte: la manovra in deficit che posticipa continuamente il pareggio di bilancio che, in nome di misure per la crescita, ha piuttosto lo scopo di ingraziarsi questa o quella parte di elettori; l’accoglienza indiscriminata di un flusso di migranti senza precedenti che alimenta un business poco trasparente in nome di un presunto umanismo che distoglie risorse alle fasce più deboli del nostro paese per dispensare, ai nuovi arrivati, il sogno di una vita migliore che non si realizzerà mai; un sistema bancario profondamente malato che si salva a colpi di decreti di riforma delle banche popolari e del credito cooperativo e di mascherate capitalizzazioni pubbliche, perché la risoluzione delle famose quattro banche ( Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, Carife) sono state, consentitemi, pagate dai risparmiatori; una riforma che in combinato disposto con la legge elettorale affosserà anni di lotte per la salvaguardia dei diritti fondamentali con un partito piglia-tutto di maggioranza relativa che schiaccerà le opposizioni; un sistema pensionistico che non garantisce neanche una vita dignitosa a chi avrebbe diritto al riposo; il progressivo smantellamento del welfare sanitario e sociale in nome di un risparmio delle spesa che abbandona i nostri cittadini in difficoltà.

Un programma di governo che definirei di sperequazione sociale: chi ha le possibilità economiche può permettersi cure adeguate, una pensione sufficiente, asilo e baby sitter per i propri figli, una casa dignitosa. Chi invece queste possibilità economiche non ce l’ha, è lasciato indietro. 

È noto a tutti come le ultime pubblicazioni di dati sulla povertà e sulle spese sanitarie degli italiani siano a dir poco allarmanti, con un gap sempre crescente tra ricchi e poveri, tra chi deve andare alla caritas per mangiare un pasto caldo e chi va nei resort in vacanza, tra chi può curarsi in sfavillanti strutture private e chi deve rinunciare agli esami se il proprio medico di base ha esaurito il “bonus” prescrizioni, anche se avrebbe diritto all’esenzione per una malattia grave. E non servirebbe neanche aspettare le pubblicazioni ufficiali: basta camminare per le nostre città ed osservarle. Osservare come siano aumentati i senza tetto, che non sono sempre stranieri in cerca di una fortuna mai arrivata in Italia, ma sono anche nostri connazionali, rimasti senza un lavoro o divorziati, con problemi di salute o familiari, perché le politiche sociali di questa nuova Italia globalizzata lascia per strada coloro avrebbero bisogno di assistenza medica o psicologica, per occuparsi troppo di un’integrazione che non avverrà mai.

Non a caso siamo arrivati al punto di dover “pagare” i Comuni per accogliere i migranti. E non perché coloro che si oppongono ai centri di accoglienza sono “disumani egoisti”, ma perché non si possono sparpagliare per il Paese enclave di disperati che non hanno nessuna intenzione di restare qui, ma che, contemporaneamente pesano sui bilanci degli enti locali a cui veramente sono già stata tagliate tutte le risorse possibili. L’integrazione non è possibile a bassi di reddito, perché diventa una lotta tra poveri. A maggior ragione del fatto che queste persone vengono qui per sopravvivere e non perché credono nei nostri valori culturali. 

E naturalmente, questo è anche il programma di governo dei poteri forti. Perché i soldi si sposano sempre con i poteri forti. Allora perché non creare dei cittadini di serie A e serie B tra chi ha perso tutti i propri risparmi ingannato da una malriposta fiducia nelle proprie banche territoriali e chi invece continua ancora ad occupare posti dirigenziali profumatamente remunerati nonostante si siano resi responsabili di crack finanziari (ironico)? Così tra i primi, soltanto alcuni hanno avuto diritto ad un parziale ristoro, mentre i secondi, che hanno mandato sul lastrico migliaia di famiglie e di imprenditori, restano impuniti. E non dimentichiamo di chi ha accumulato succulenti somme grazie a fughe di notizie dagli ambienti governativi.

Ed ecco ancora qui, in questo decreto, ritroviamo cittadini di serie A e di serie B, con una sostanziale differenza tra chi ha pagato le cartelle esattoriali, anche a costo di innumerevoli sacrifici, e chi, invece, non poteva pagare per impossibilità o perché convinto a far valere i propri diritti davanti al giudice. Due domande vorrei fare al governo: per quale motivo non si è prevista unbilanciamento per i primi, magari attraverso forme di deduzione o compensazione delle maggiori somme rispetto ai contribuenti che accederanno alla definizione agevolata. La seconda: per quale motivo alla sbandierata “cancellazione di equitalia” che tanto fa presa sui cittadini, non sia stato accompagnata da una generale revisione di un sistema sanzionatorio a dir poco fagocitante. 

Le risposte a queste domande sono, ahimè, di bassa levatura politica: io azzarderei a dire che forse il governo necessita semplicemente di liquidità. 

Il governo, piuttosto, avrebbe dovuto chiedere scusa a quei cittadini che durante la durissima crisi economica sono stati lasciati soli nella mani di Equitalia che presentava cartelle con importi triplicati rispetto al debito originario e che, comunque, non era stato pagati non per furberia, ma per difficoltà economiche gravissime che, in alcuni casi, hanno portato alcuni imprenditori anche a togliersi anche la vita.  

Questo provvedimento, quindi, è partito male sin dall'inizio, fatto recapitare in tutta fretta al presidente della repubblica, il quale lo ha firmato alle ore 20 di un sabato sera.

Il tutto per fare il solito gioco delle tre carte sui conti pubblici e varare quanto prima misure dal sapore 'elettorale' con effetti immediati. Mi riferisco, in particolare, a quelle sulla finta rottamazione di Equitalia, una operazione che ha fatto emergere tutta l'ipocrisia di questo Governo, il quale ha cercato di mascherare la sua vera natura, ma il vampiro fiscale non perde mai il vizio.

Per giorni il messaggio fatto recapitare da questo Governo è stato quello che Equitalia sarebbe stata abolita, creando confusione tra i contribuenti e scompiglio tra gli addetti ai lavori. Annunci spot che hanno anche avuto, tra l’altro, l'effetto di far bloccare tantissimi pagamenti di cittadini che, immaginando una imminente sanatoria tout court, hanno preferito iniziare a non pagare più nulla.

Equitalia, invece, rimane, eccome: rimane l'aggio, rimangono i problemi per il personale, rimangono le sanzioni monstre e gli interessi, con la beffa dell'aumento delle rate con cui saldare il debito in meno di due anni con un tasso, attenzione, del 4,5% annuo a decorrere da agosto 2017. Ma soprattutto, rimane Equitalia giustizia che, come sappiamo tutti in quest’aula, gestisce, il Fondo unico di Giustizia (Fug), creato appositamente al fine di accentrare e gestire le risorse derivanti da sequestri penali, amministrativi e procedimenti civili e fallimentari, su cui Equitalia è pagata profumatamente. 

Dunque, il Presidente del Consiglio continua a sponsorizzare una nuova Italia, più moderna, più solidale, più efficiente, più ricca. Ed invita a votare per le sue politiche e per i suoi provvedimenti per non tornare indietro. Io vedo esattamente il contrario: un’Italia che torna indietro di 100 anni, divisa, più caotica, più povera. Per questo motivo la Lega vota no a questo provvedimento, continuando ad opporsi all’Italia a due velocità. 

@alepaganotwit





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