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Atto Camera concernente controllo e gestione dei #flussimigratori

 

 

 

Seduta di martedì 19 settembre 2017, seduta n. 853; Atto Camera (1-01702)


 

Mozione

La Camera,

premesso che:

le politiche in tema di immigrazione e asilo hanno rilevanti implicazioni sul contesto sociale

e sul governo del territorio e sono strettamente connesse all'interesse dello Stato al controllo e alla

gestione dei flussi migratori, la cui tutela è associata alla protezione di altri beni pubblici di rilievo

costituzionale;

dunque, la disciplina in materia di ingresso e permanenza dello straniero nello Stato, a

qualsiasi titolo, necessita non solo di una disciplina rigorosa, ma anche di un costante controllo sulla

normativa e di un'attenta ponderazione, anche per gli effetti a lungo termine delle politiche adottate;

secondo gli ultimi dati noti forniti dal Ministero dell'interno, dal 1° gennaio 2017 all'11

settembre 2017, il numero di immigrati che hanno fatto ingresso illegalmente nel territorio italiano,

esclusi gli ingressi terrestri, è di 100.304 e, sebbene tale numero risulti inferiore rispetto a quello

registrato nello stesso periodo dello scorso anno, le domande di protezione internazionale

formalizzate all'8 settembre 2017 invece sono aumentate del 32,41 per cento rispetto a quelle

presentate complessivamente nel 2016 alla medesima data;

dal 2013 al 2016 a fronte di 761.328 immigrati entrati illegalmente in Italia dalla rotta del

Mediterraneo sono state presentate 297.646 domande di protezione internazionale, e di quelle

esaminate, pari a 222.116, 11.417 hanno ricevuto un diniego da parte della commissione territoriale;

in particolare, sempre secondo i dati forniti dal Ministero, risulta che il riconoscimento dello

status di rifugiato, ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione di Ginevra, è passato dal 13 per cento

nel 2013 al 5 per cento nel 2016 e, in generale, il numero delle domande accolte, ossia alle quali

è stata riconosciuta una delle tre forme di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria

e umanitaria) è drasticamente diminuito, passando dal 60,9 per cento nel 2013 al 40 per cento

registrato nel 2016, con il 60 per cento di domande di protezione internazionale non accolte; sempre

nel 2016 a fronte di 51.170 dinieghi e 3.084 irreperibili i rimpatri effettivi sono stati solo 18.664, di cui

10.218 respingimenti alla frontiera;

avuto riguardo agli esiti delle decisioni delle commissioni territoriali nell'anno in corso,

tali percentuali risultano sostanzialmente confermate, poiché anche a settembre 2017 il 56 per

cento delle domande ha avuto un esito negativo, mentre di quelle accolte ben il 25 per cento è

rappresentato dal riconoscimento di una forma di protezione non internazionale, ossia quella

umanitaria, in aumento rispetto al 19 per cento dello scorso anno;

nonostante la diminuzione negli anni del numero delle domande accolte, invece, gli immigrati

richiedenti protezione internazionale presenti nel sistema di accoglienza sono passati da 22.118 nel

2013 a 177.505 al 18 aprile 2017, unico dato ad oggi disponibile, non essendone stato reso noto dal

Ministero uno più aggiornato;

il numero maggiore di immigrati presenti nel sistema accoglienza è allocato nelle strutture

«temporanee», dove, secondo i dati più recenti forniti dal Ministero dell'interno, al 4 luglio 2017 le

presenze registrate sono state 157.066, rispetto ai 27.501 dello Sprar, diminuiti ancora a 23.328 al

31 agosto 2017;

nonostante il decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, recante «Disposizioni urgenti per

l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto

dell'immigrazione illegale», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2017, che, nelle

intenzioni del Governo, avrebbe dovuto accelerare le procedure di esame delle domande, dal

1° gennaio all'8 settembre 2017 il numero delle decisioni assunte dalle commissioni territoriali

invece è diminuito del 15,48 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (da 63.334 a

53.531), comportando perciò un aumento dei tempi di permanenza dei richiedenti asilo nei centri di

accoglienza in attesa della comunicazione della convocazione e dell'esito della domanda;

il costo per l'accoglienza è passato da 1.356 milioni di euro del 2013 (di cui solo 101 quale

contributo dall'Unione europea) a 4.227 milioni di euro nel 2016 (di cui 112 dalla Unione europea);

allo straniero in possesso del permesso di soggiorno provvisorio per richiesta di asilo può

essere riconosciuta, come forma di convivenza anagrafica prevista dall'articolo 6, comma 2, del

regolamento anagrafico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, anche la

permanenza in un centro di accoglienza, purché sia accertata entro 45 giorni come dimora abituale;

già secondo la nota del 17 agosto 2016 del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione

del Ministero dell'interno, l'iscrizione all'anagrafe ottenuta con la concessione del permesso di

soggiorno sarebbe titolo sufficiente per reclamare anche il rilascio della carta d'identità;

all'iscrizione anagrafica dello straniero richiedente asilo consegue però anche l'accesso ai

servizi sociali erogati dai comuni, in aggiunta, dunque, a quelli già forniti nell'ambito del servizio di

accoglienza;

a seguito dell'incremento delle domande per l'iscrizione anagrafica e alla luce anche del

numero degli immigrati presenti nel sistema di accoglienza, le casse dei comuni, già in difficoltà,

sono destinate, in breve, al tracollo, soprattutto quelle dei piccoli comuni dove è stato alloggiato dalle

prefetture il maggior numero di immigrati nell'ambito dell'accoglienza temporanea;

appaiono legittime le istanze e le proteste di numerosi sindaci, sui quali di fatto viene

scaricato, in ultima analisi, il costo dell'accoglienza, con conseguente danno e riduzione dei servizi

erogati alla cittadinanza, anche per i problemi di sicurezza e ordine pubblico legati al rilascio di

un documento di identità valido per dieci anni a richiedenti asilo che, nella maggior parte dei casi,

saranno destinatari di un provvedimento di diniego da parte delle commissioni territoriali e di cui

dovrebbe essere assicurato il più celere rimpatrio nei Paesi di origine,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative per modificare la normativa vigente, al fine di evitare il rilascio della carta

d'identità ai richiedenti asilo, in attesa dell'esito positivo della procedura per l'esame della richiesta di

protezione internazionale;

2) ad assumere le iniziative di competenza affinché gli immigrati accolti nei centri di accoglienza non

debbano gravare sul bilancio del comune ove il centro di accoglienza ha sede, in particolare con

riguardo ai servizi di welfare offerti dai comuni;

3) ad assumere iniziative per stabilire che gli immigrati accolti nei centri di accoglienza e iscritti

all'anagrafe comunale non debbano essere sommati al numero della popolazione storica del

comune, al fine di evitare un incremento dell'onere che il comune deve sostenere per i servizi offerti

in modo associato in ragione della popolazione residente;

4) ad assumere le iniziative di competenza, in tempi rapidi, affinché non sia consentito il rilascio della

carta di identità ai richiedenti protezione internazionale ospitati presso i centri di accoglienza nel

corso della procedura per l'accertamento dei requisiti per il riconoscimento della protezione, anche

tenendo conto delle competenze riconosciute ai sindaci in materia di tutela dell'ordine pubblico e

sicurezza del territorio che amministrano.

(1-01702) «Guidesi, Molteni, Fedriga, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Castiello,

Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Invernizzi, Pagano, Picchi, Gianluca Pini, Rondini, Saltamartini,

Simonetti».

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