Venerdì, 27 Gennaio 2023


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Zapatero e la revolución del controsenso

(ascolta l'audio) - È ormai noto che a Valladolid (Spagna) saranno rimossi i Crocifissi dalle aule di una scuola, come da sentenza di qualche giorno fa di un giudice spagnolo che ritiene, come ha scritto, che "la presenza di questi simboli nelle zone comuni del centro educativo pubblico, dove ricevono istruzione minorenni in piena fase formativa dell’intelletto e della volontà, può provocare in loro la sensazione che lo Stato sia più vicino a talune confessioni piuttosto che ad altre confessioni".

Ci si potrebbe addentrare nel merito adducendo tutte le motivazioni che dimostrano quanto illogica e priva di fondamento sia una decisione del genere, oppure dimostrare la pericolosità di un gesto che rischia di cancellare la memoria storica di un popolo ma ci soffermeremo su altri fatti che pur attengono allo "scempio" spagnolo.

Intanto è giusto rimarcare uno dei commenti più corretti apparsi in questi giorni: considerare un Crocifisso offensivo in Occidente significa essere vittima di un’amnesia o di una necrosi culturale.

La Spagna è considerata ormai un po’ da tutti un test di prim’ordine dell’offensiva laicista contro il cattolicesimo; si continuano a calpestare le tradizioni, i valori, i simboli su cui si fonda la società europea. Il gesto di questo giudice, sponsorizzato dal governo iberico e dagli intellettuali che ronzano attorno a Zapatero produrrà degli effetti notevoli. Basti pensare, ad esempio, che continuare a esporre il crocifisso in Spagna comporterà una sanzione, ancora non sappiamo se amministrativa o addirittura penale. La stessa cosa (ricevere sanzioni dalla legge) in Spagna vale anche quando ci si azzarda a parlar male delle scimmie (non è uno scherzo, il governo di Zapatero infatti è balzato alle cronache internazionali per la legge che riconosce diritti civili alle scimmie antropomorfe. Avete capito bene, diritti civili alle scimmie).

Della Spagna potremmo continuare parlando di matrimoni gay, eutanasia, aborto e tutte quelle che il premier spagnolo strombazza come "conquiste del laicismo", e che fanno di Zapatero un idolo per quanti, incoscientemente o volutamente, rifiutano di azionare anche un solo neurone su certe questioni e che si fidano di una stampa che tutto fa fuorché informazione.

Intanto la Spagna si mostra agli occhi del mondo come una nazione che ha perso la bussola economica. Nonostante i tanto sbandierati, e assolutamente falsi, sorpassi economici, la forte crisi del paese è ormai sotto gli occhi di tutti: una disoccupazione che langue e che relega gli spagnoli come ultimi in Europa; oltre otto milioni di poveri in una nazione di 46 milioni di abitanti e una politica che, morta la speculazione edilizia, non vuol far sapere ai propri connazionali l’entità dell’enorme crisi in tutti i settori.

Verrebbe da dire al signor José Luis Rodríguez Zapatero che più di uno ha sospettato che la sparata "rivoluzionaria" dell’abolizione del Crocifisso sia venuta fuori proprio in uno dei peggiori momenti della sua legislatura, mentre la sua popolarità è in netto declino e i sondaggi lo danno per sconfitto se si andasse oggi alle urne. Insomma, creare un polverone per distogliere l’attenzione degli iberici dai reali problemi del paese. Ma fino a quando riuscirà a gestire botte e cerchio?

A noi italiani non resta che tenere gli occhi aperti per evitare che sbarchino anche in Italia, sentenze dello stesso tipo. (il caso Eluana ce lo ha recentemente ricordato).

Alessandro Pagano

Vincenzo Siragusa

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