Martedì, 16 Luglio 2024


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Cina: si liberino gli schiavi dai Lao Gai

Il nostro amico Marco Respinti, redattore de Il Domenicale, ci ha confidato che in settimana avrebbe incontrato Harry Wu, sopravvissuto a un campo di concentramento (Lao Gai). Il professore Harry Wu è oggi il più conosciuto dissidente cinese grazie alle campagne contro i campi di lavoro e alle denunce dei traffici di organi umani espiantati ai condannati a morte cinesi.

L’esule cinese è in Italia per un ciclo di conferenze per far conoscere al mondo i crimini del regime comunista cinese. "Mi batterò finchè il termine lao gai sarà entrato in tutti i dizionari del mondo - spiega Harry Wu -perchè i lao gai sono come i gulag sovietici e sono il simbolo del comunismo cinese".

Per molti italiani ed europei questi luoghi rappresentano il passato ed invece sbagliano "Oggi in Cina esistono oltre mille campi di lavoro. Nei lao gai la rieducazione attraverso il lavoro punta a trasformare il detenuto in un perfetto comunista e a cancellarne tutti i tratti devianti, compresa la religione e l’aspirazione alla libertà individuale. E se non ti adegui a quelle regole la pena si estende. Inoltre aggiunge il professore, il lavoro di quei detenuti viene utilizzato per produrre prodotti a basso prezzo molti dei quali arrivano nel vostro Paese. In Europa fingete di non saperlo, ma un terzo del tè cinese, la gran parte delle suole di gomma o delle luminarie di Natale vengono prodotti da migliaia di schiavi di Stato. E voi occidentali pagate la loro schiavitù"!

Harry Wu accusa in particolare l’Europa che non blocca alla dogana quei prodotti che arrivano dai campi di concentramento cinesi, mentre negli Stati Uniti, bene o male, viene fatto.

Tra i primi diritti umani da difendere in Cina per Harry Wu c’è quello di ripristinare il diritto naturale alla procreazione: in Cina per mettere al mondo un bimbo bisogna ottenere il permesso dello Stato, ma quel diritto si esaurisce dopo il primo figlio. Per imporre questo sistema aberrante lo stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione.

Il professore cinese ha denunciato al mondo il traffico di morte, il commercio degli organi dei condannati a morte in Cina. Recentemente è stato pubblicato in Italia un libro da lui prefato: Il commercio degli organi dei condannati a morte, Guerini e associati, Milano.

Wu ha raccolto le testimonianze di medici cinesi coinvolti in quel traffico e di pazienti consapevoli di essersi salvati grazie ai reni o al cuore di un condannato.

Il professore, racconta che i corpi dei condannati sono raccolti dieci secondi dopo gli spari e addirittura i condannati ancora in agonia vengono espiantati in tutta fretta. E per quanto riguarda il caso di trapianti congiunti cuore polmone qualche condannato è stato ucciso in salette all’interno di ospedali.

In Cina il numero delle esecuzioni capitali è uno dei segreti di Stato meglio custoditi. Come è noto il comunismo non ha alcun rispetto per la dignità dell’essere umano, tanto meno dopo morto.

E’ arrivato il momento che anche l’Italia insorga contro questa immoralità e condanni la Cina facendo pressioni affinché vengano liberati gli schiavi detenuti nei Lao Gai.

Alessandro Pagano

Domenico Bonvegna

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