Venerdì, 24 Maggio 2024


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La FIFA in campo contro Gesù

Sarà esagerata Bat Ye’ Or quando nel suo libro Eurabia edito da Lindau di Torino sostiene che la nostra civiltà europea si sta suicidando perché non fa più figli e perché soprattutto i nostri leader politici, intellettuali, giornalisti si stanno piegando ad una vera e propria islamizzazione del nostro continente, ma quando si sentono notizie come quella della FIFA, il governo mondiale del calcio, che ammonisce la Federazione Brasiliana perché i suoi calciatori al termine della vittoriosa finale nella recente Confederations Cup in Sudafrica, hanno ringraziato Dio con una preghiera collettiva in mezzo al campo, allora la tesi della studiosa non è tanto peregrina.

Molti dei calciatori sotto le magliette verde e oro indossavano magliette con su scritto, "I belong to Jesus, appartengo a Gesù". Come è ovvio una preghiera esplicitamente cristiana, vista la fede comune in Brasile.

Alla FIFA queste cose non sono piaciute e il gran capo Blatter ha censurato: "la religione deve stare alla larga dal calcio. Bisogna smetterla di ringraziare Dio su un campo di calcio ogni volta che c’è una vittoria". Ma nessuno ha avuto da ridire, qualche giorno prima, quando la stessa cosa avevano fatto i calciatori dell’Egitto vittoriosi sull’Italia, e tutti genuflessi verso La Mecca a ringraziare Allah.

Quindi la FIFA non ha accettato il fatto che i calciatori brasiliani, disposti a cerchio al centro del campo, abbracciati gli uni agli altri, e con il capo chinato verso la terra, hanno pregato. "Se pregare Dio è esagerato - ha detto giustamente il difensore della Juventus Nicola Legrottaglie - mi domando allora quali siano i gesti condivisibili ".

Queste parole di Legrottaglie risultano fondate perché nei campi di calcio avvengono vergogne di ogni tipo (sputi, bestemmie, insulti) e su cui né la FIFA, né le varie federazioni calcio sono mai intervenute in maniera decisa. Ci domandiamo a questo punto perché è stato deplorato un gesto di devozione a fine partita?

E’ noto infatti che tutti gli sport di squadra sono fondati sulla comunione, sullo stare assieme, sul sapere unire capacità, sentimenti, spirito di sacrificio.

L’Italia di Lippi nel 2006 in Germania non vinse il Mondiale perché era la più forte delle squadre, ma perché era il gruppo più granitico.

Questa non è solo una considerazione ovvia, ma anche una riflessione psicologica come anche fior di psicopedagogisti ci spiegano. Uno dei più noti, John Dewey spiega che gli sport di squadra sono quasi come un evento religioso proprio per i motivi appena spiegati. Ecco perché non funziona quanto affermato dalla FIFA.

E poiché giustamente la FIFA non fece nulla contro gli egiziani che invocarono Allah, nella Confederations Cup, dopo la vittoria contro l’Italia, ( perché è giusto che ognuno ringrazi il suo Dio), ci chiediamo che lo stesso rispetto, la FIFA lo debba a tutti. A maggior ragione a quei calciatori e a quei tifosi, e sono tanti, che vedono nella passione sportiva un momento di gioia e non di violenza, oltre alle possibilità di dare il meglio di sé lodando il Signore, magari ricevendo in premio la vittoria.

Alessandro Pagano

Domenico Bonvegna

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