Martedì, 21 Maggio 2024


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Per una concordia e per una autentica unità nazionale è necessario un 25 Aprile anticomunista

Il 25 Aprile è appena passato e la maggior parte degli italiani lo ha trascorso assieme alle famiglie in campagna, per nulla coinvolti da una data che in linea teorica è fondamentale per il nostro Paese.

Perché gli italiani non sentono questa festa? Quali sono i motivi?

Giampaolo Pansa che ha dedicato molta parte della sua vita giornalistica alla ricerca della memoria storica della Resistenza e della guerra civile del 1943-45 lo ha detto chiaro e tondo qualche giorno fa: "il 25 Aprile non è la festa di un popolo ma è la festa di un partito; questa data era diventata un’adunata della sinistra che copriva di insulti chiunque parlasse dal palco e non appartenesse al loro clan. Ecco perché l’ opinione pubblica negli anni aveva disertato questi appuntamenti. Perché non la sentiva più una festa nazionale".

I comunisti per 65 anni hanno utilizzato questa data per alimentare una cultura di odio e di rancore. Su queste basi come poteva nascere l’unità nazionale e l’amore per la Patria?

Nei giorni scorsi, Franceschini ha invitato ai festeggiamenti del 25 Aprile Berlusconi, probabilmente, non perché fosse cambiato il clima, ma solo con il preciso intento di metterlo in difficoltà. Tutto prevedeva il segretario del PD tranne che il Presidente del Consiglio raccogliesse la sfida facendo saltare così un’altra "casamatta ideologica" e cioè, che questa data simbolica della resistenza antifascista rimanesse una riserva esclusiva della sinistra.

Il resoconto delle cronache del giorno dopo ci dicono che, tranne a Milano dove Formigoni è stato fischiato e a Roma dove Alemanno è stato sconsigliato dalla Polizia alla partecipazione, quasi tutto è andato liscio. Il che significa che si è fatto un passo in avanti verso il processo di autentica unità nazionale.

Ma il cammino è ancora lungo perché l’Italia oltre che antifascista deve diventare anche anticomunista altrimenti non ci potrà mai essere una condivisione patriottica.

E’ vero che il 2 Aprile u.s. il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che equipara il comunismo, al nazismo e al fascismo ma questa risoluzione è arrivata 20 anni dopo la caduta del muro di Berlino e dopo quasi 65 dalla fine della guerra, ma soprattutto questa risoluzione non ha coinvolto emotivamente gli italiani.

Infatti è ancora troppo forte l’attrazione comunista in molti ambienti della nostra Nazione. Per rendersene conto basta frequentare qualche scuola e università e ascoltare non tanto gli studenti, che miracolosamente rifiutano il comunismo, quanto soprattutto i professori che essendo oggi di quella generazione che ha fatto il ’68, continuano a respirare e a vivere la nostalgia della falce e martello.

Peggio ancora accade in molti ambienti cattolici, spesso anche di piani alti, che lasciano basiti per non dire scandalizzati la gente comune per la loro sfacciata contiguità con ambienti neo e post comunisti.

Come si può intuire quindi, il cammino di autentica unità nazionale è ancora lungo ma l’ottimismo deve regnare sovrano perché questo governo Berlusconi si sta segnalando positivamente anche su questo aspetto.

Alessandro Pagano

Domenico Bonvegna

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