Venerdì, 24 Maggio 2024


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Foibe: azione di guerra o genocidio?

Foibe: azione di guerra o genocidio?

(Convegno organizzato da Centro Europeo Culturale "S. Scifo" Onlus)

Fra gli intervenuti: Prof. Alfredo Li Vecchi (Docente di storia moderna Università di Palermo); Prof. Marco Pirina (Pres. del Centro Studi e ricerche storiche 'Silentes Loquimur' di Pordenone); Dr. Giorgio De Cristoforo (redattore capo de 'La Sicilia'); S.E. Dr. Giuliano Lalli (Prefetto di Caltanissetta).

Sintesi della relazione dell’On.le Alessandro Pagano – Ass. Reg. al Bilancio e Finanze

A 60 anni dalle stragi, gli Infoibati restano ancora una strage negata, esclusa dalla coscienza collettiva della nostra Nazione. Una tragedia che emerge ancora per le polemiche. Da qui la necessità di fare ricerca scientifica e riscoprire la memoria storica.

Certo grandi passi in avanti sono stati fatti. Almeno oggi si sa che nella primavera del 1945 ci furono questi omicidi ma in verità moltissimi ancora non sanno cosa siano le Foibe. Nelle Foibe furono gettati i cadaveri torturati e uccisi (ma in centinaia di casi anche vivi) di migliaia di cittadini italiani eliminati dall’esercito di liberazione jugoslavo di Tito.

Il fenomeno:

La repressione colpì in modo indiscriminato tutti coloro che erano contrari all’annessione della Dalmazia, dell’Istria, di Trieste e di Gorizia alla Jugoslavia. Una repressione tesa ad eliminare qualsiasi forma di opposizione che potesse fare opinione sul tavolo delle trattative internazionali.

Bisognava eliminare quante più persone che potessero guidare un movimento antiannessione o che potessero fare opinione contro l’invasione Jugoslava.

Pertanto contrariamente a quanto sostenuto dagli slavi non vi uno scontro politico, nel senso più classico del termine. Non ci fu una repressione comunista ai danni dei fascisti, ma ci fu una classica "pulizia etnica" tipica nella cultura jugoslava e come poi le esperienze storiche dagli anni 80 e 90 della guerra nella ex-Jugoslavia ha ampiamente dimostrato. Oggi questo si può affermare perché queste furono le medesime modalità seguite in Serbia, Croazia, Slovenia, Kossovo, Montenegro dopo la morte di Tito nell’ultimo ventennio.

Coloro che maggiormente subirono le repressioni furono proprio quelle Personalità Italiane che si erano distinte nella lotta al fascismo e che quindi erano autorevoli agli occhi delle Forze Alleate (USA, GB).

Le vittime furono di orientamento moderato (preti, cattolici anti-fascisti, funzionari dello Stato, Carabinieri), ma anche militanti del Partito Comunista Italiano sensibili al problema nazionale italiano.

Fu la Jugoslavia che contrabbandò questo genocidio come "giustizia politica" contro i nazifascismi; mentre in verità fu un "genocidio nazionale" teso a distruggere tutto ciò che fosse Italia e Italiano.

I morti, compresi i deportati in Croazia mai più ritornati, i dispersi e gli Infoibati ritrovati, furono circa 10.000. I profughi costretti all’esilio oltre 350.000.

Il ricordo:

Perché questo silenzio durato oltre 50 anni? Non tocca a noi dare giudizi perché non siamo storici, però siccome "la storia la scrivono i vincitori e i vinti hanno sempre torto" (William Wallace - Braveheart) sentiamo tutti l’esigenza di dare onore a questi martiri ed eroi.

La spiegazione del colpevole silenzio dell’occidente e dell’Italia in particolare risale al 1948 quando si consuma la rottura fra Tito e l’URSS e i comunisti jugoslavi vengono condannati da Mosca come "deviazionisti". L’Occidente guarderà da quel momento in avanti Belgrado con occhio diverso e benevolo e quindi mancò l’interesse a scoperchiare i "verminai" dell’occupazione della primavera 1945.

Insomma in nome della Real Politik anche l’Italia, fra l’altro fortemente condizionata dal Partito Comunista Italiano, si dimenticò vergognosamente dei suoi migliori figli uccisi dai comunisti Jugoslavi. Non solo anche i profughi dalmati ed istriani costretti a fuggire, furono tenuti nei campi profughi italiani per anni ed anni in condizioni inumane pur di ridurli al silenzio.

Delle Foibe e degli Infoibati se ne parlò per 3 anni fino al 1948. L’argomento fu ripreso solo dopo le guerre nell’ex Jugoslavia (1982 e seguenti) dopo che l’opinione pubblica mondiale verificò che la vergogna del ’45 si ripetè nella drammaticità delle "pulizie etniche", anche negli anni compresi fra il 1982 e il 1996.

Oggi la rivisitazione storica risulta utile e naturale giacché il bisogno di esaltare il valore della Patria e l’esigenza di valorizzare i martiri di allora ne crea le giuste motivazioni.

Infine, la conoscenza del passato, oggi dà la possibilità di trasformarsi in coscienza del presente.

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