Mercoledì, 22 Maggio 2024


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Il Bacino del Mediterraneo. I giovani protagonisti del cambiamento

Convegno Internazionale di Studi: Il Bacino del Mediterraneo.

Crocevia di culture on-line: I giovani protagonisti del cambiamento.

(Organizzato da: Liceo Classico "R. Settimo" di Caltanissetta)

Fra gli intervenuti: Moncef Mahersi (Directerur de l’Innovation Pedagogìque Ministre di Tunisi); Alain Ohnenwald (Directerur du Centre de Culture Européenne de Saint Jean d’Angély).

Traccia dell’intervento dell’On.le Alessandro Pagano – Assessore Regionale al Bilancio e Finanze.

La Regione Siciliana fino all’anno scorso era impossibilitata a programmare giacché i governi, con il vecchio sistema elettorale assembleare, avevano una durata media di 11 mesi; oggi abbiamo la certezza di un governo eletto dal popolo, che avrà certamente una durata di 5 anni e quindi è in condizione di immaginare un percorso che si tradurrà in un’azione efficace.

Ebbene, gli obiettivi che la Regione Siciliana si pone, in un contesto molto più ampio, sono esattamente uguali a quelli che questo convegno ha cercato di lanciare.

Dobbiamo dimostrare la credibilità per far si che nel resto del mondo si cominci a capire che qui si muove una virtuosa spinta geo-politica.

Oggi siamo aperti al Mediterraneo, siamo aperti in un contesto europeo, siamo in un’epoca di villaggio globale (per usare una frase ritrita) e noi siamo al centro di tutto ciò e siamo ritornati esattamente al centro di quel mondo che per 2500 anni ci ha visti protagonisti: snodo di culture, di economie, di costumi, di civiltà.

In ciò abbiamo individuato due punti di attenzione:

1) la "politica delle aggregazioni". Dobbiamo raggiungere masse critiche.

Massa critica significa avere quel minimo di strutture in grado di reggere la competizione mondiale.

Siamo la terra che ha il più alto indice di beni culturali del mondo, il buon Dio è stato generoso con noi, perchè tutti hanno scelto di venire qui, ma non riusciamo a vendere il nostro progetto culturale.

Oggi è necessario creare il "prodotto sistema Sicilia". I beni culturali o li mettiamo assieme all’elemento turistico, oppure la sfida la perdiamo, perchè non possiamo più attirare il "turista fai da te" (notoriamente e simpaticamente triste per le nostre pubblicità) perché quello è un modello perdente.

Il nostro è un mercato incredibile, tutti ci guardano con grande interesse. Ben vengano convegni come questo, in cui si ha la possibilità di dire la propria in maniera molto variegata. Serve anche questo, per far crescere a livello culturale.

2) La Sicilia cerniera culturale fra più mondi, fra più realtà, fra più civiltà, una cerniera che non debba rinnegare le nostre radici e cioè: la nostra identità, la nostra meravigliosa identità culturale cristiana; il rapporto con la famiglia, il senso della laboriosità, l’orgoglio.

Tutti questi sono elementi che hanno reso il siciliano vincente nella storia e recentemente anche fuori del nostro contesto.

Tutto questo, ha caratterizzato la Sicilia da sempre ed è stato elemento di riscatto per i siciliani che sono emigrati. Ci sono 5 milioni di siciliani fuori dai nostri confini. Vi assicuro con percentuali mostruose di successo e lo sapete tutti.

I nostri emigrati hanno fatto la fortuna del mondo attraverso la nostra identità che non hanno voluto perdere, e se non l’hanno persa i siciliani nel mondo di seconda e terza generazione, perché oggi dovremmo smarrirla noi? Questo è un punto di partenza sul quale bisogna assolutamente confrontarsi e sul quale bisogna misurarsi.

II rapporto con il Trascendente, con la famiglia, con la Patria, il senso dell’appartenenza, il rapporto con la vita sono o non sono valori su cui ricostruire una civiltà? Abbiamo il dovere di capire perché dal 1860 in poi è successo qualcosa. Perché i flussi di emigrazione sono cominciati nel 1872. Ci dobbiamo interrogare perché per esempio prima dell’unità e vi assicuro che amo l’Italia una e unita, avevamo il più alto numero di medici della penisola, il minore tasso di mortalità infantile, il miglior sistema di assistenza ai poveri, la migliore finanza pubblica d’Italia, il maggior numero di società per azioni, il minor tasso di sconto, la banca più antica della Penisola e così via.

Abbiamo il dovere di fare scoprire ai nostri giovani cosa è successo, si o no? Perché c’è stato questo cambiamento? Abbiamo il dovere di dichiarare, che dal 1860 fino alla seconda guerra mondiale c’è stata una guerra militare nei confronti del mezzogiorno d’Italia, una guerra finalizzata alla "conquista del Sud" come dice Carlo Alianello, si o no? E poi, dopo la seconda guerra mondiale, c’è stata una guerra economica di tipo assistenzialistico, secondo le dottrine di Pasquale Saraceno. Le dobbiamo pur affermare queste tesi una volta per tutte!

Dal 1946 questa terra è stata voluta assistenzialistica perché era molto più facile controllare una Regione che aveva bisogno, piuttosto che una Regione che poteva crescere da sola.

Sono fatti sui quali dobbiamo interrogarci, se amiamo questa terra. Oggi è il momento storico per farlo.

E ancora qual è il nostro modello di sviluppo? Abbiamo perduto lo spirito del sacrificio, abbiamo perso il senso del fare. La nostra, prima ancora che povertà di tipo economico, è povertà di tipo culturale e pertanto va da se che qualsiasi trasformazione economica deve comportarne una culturale, di costume, del modo di pensare.

I giovani si candidano a questo cambiamento e lo vogliono e lo devono fare in maniera convinta.

Questo è l’augurio e la speranza!

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