Venerdì, 24 Maggio 2024


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Dal sessantotto agli squatter: miserie morali e culturali di un percorso distruttivo

Dal sessantotto agli squatter: miserie morali e culturali di un percorso distruttivo

(Convegno organizzato da: Istituto Culturale "S. Roberto Bellarmino"; Alleanza Cattolica Caltanissetta)

Sintesi dell’intervento dell’On.le Alessandro Pagano – Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana

Il sessantotto italiano (dieci anni di illusione)

- Negli altri paesi durò poco (Maggio francese, Berkley ’64. la carnevalata è finita, 115 espulsioni, decine di arresti, scioglimento del Parlamento e trionfo di De Grulle).

- Da noi fino al ’77 egemonizzata da gruppuscoli social-comunisti con obiettivo di lotta violenta al sistema.

- Fu una guerra civile.

- Solo un insopportabile retorica progressista continua da esaltare quegli anni. Capanna nel suo "Formidabile quegli anni" non ha incuriosito nessun giovane ad eccezione di qualche autonomo e/o squatter.

- Oggi il ’68 appare ai più, non contando agli attuali nostalgici cinquantenni, come un movimento che ha rallentato l’innovazione sociale ed economica e il bisogno di reale cambiamento che allora si avvertiva.

Le premesse della rivolta

- In effetti il pre ’68 era caratterizzato da una società bigotta, attenta alle forme, alle cose materiali e dove gli ideali si allontanavano sempre più a vantaggio di ricerca dell’opulenza, inoltre vi fu l’esplosione della popolazione studentesca (Università + 17% in 8 anni), delle motorizzazioni, dell’immigrazione interna. Ma i risultati del ’68 sono stati esattamente opposti. Ciò lo dicono gli ex sessantottini Deaglio, Arbasino, Walter (Percorsi 43).

- Oggi quello che abbiamo ereditato è un’economia statalista, uno stato ipertrofico, una qualità scolastica peggiore di quella di 30 anni fa, un’università livellata qualitativamente verso il basso, una burocrazia invadente, uno stato libertario e onnipresente, una parte della magistratura marxista che usa la giustizia in maniera rivoluzionaria.

- Il clima sociale era contraddittorio. Dagli Stati Uniti giungeva forte una cultura dell’ottimismo, la certezza della progressiva e inarrestabile corsa dell’uomo verso la perfezione. Dall’altro l’invenzione dell’economismo e del materialismo tipici della società opulenta provoca disagi e ribellione che si manifestano in pacifismo, hippismo e nuove forme musicali.

Rivoluzione culturale

- Le rivolte sono state unificate da una rivoluzione culturale: il rifiuto dei valori, di istituzioni e di strutture giuridiche. Eric Voegelin: "tutti i fenomeni massonico-rivoluzionari di massa sono caratterizzati da situazioni sociali di inquietudine che costituiscono il terreno su cui prolifera il sistema di "miti" che promettono la felicità "secolarizzata" cioè terrena, attraverso l’azione politica".

- I due volti del ’68: rivoluzione interna e rivoluzione politica.

- La fermentazione dell’individualità, la distruzione di un ethos (R. Sgarbi, QCS pagg. 6-7; Sgarbi e Viale, Brambilla pag. 18).

1) Vi è una rivoluzione culturale che nega valori e costumi tradizionali

2) Vi è un momento unificante negativo = l’odio verso il sistema ritenuto intrinsecamente malvagio;

3) Vi è un momento unificante positivo: la rivoluzione social-comm.

In conclusione le due tendenze di fondo della rivoluzione del ’68 possono essere sintetizzate:

a) la prima rivoluzione in "interiore homini" (micro-sociale). Il tipo antropologico che l’incarna il rivoluzionario d’elezione. Cioè egli opera la rivoluzione rovesciando lo stile di vita dell’uomo naturale e cristiano.

b) La seconda rivoluzione in politica (macro-sociale). Il tipo antropologico che l’incarna è il rivoluzionario di professione. Cioè egli realizza il suo progetto attraverso la lotta politica (anche violenta) e la lotta politica armata (terrorismo).

Il rivoluzionario di professione

Come si è potuto moltiplicare in maniera così massiccia il rivoluzionario di professione?

Sabino Acquaviva, mostra delle analogie incredibili con la rivoluzione francese (QCS pag. 10). Anche in Francia si vissero tre fasi: la socializzazione del pensiero (o stato filosofico), la socializzazione della volontà (o stato politico), la socializzazione dei beni (o stato rivoluzionario).

La fase più importante in entrambe le rivoluzioni fu la socializzazione del pensiero. Nella Francia del 1789 tale azione fu svolta dalla "società di pensiero" e nei salotti delle borghesie. Nell’Italia del ’68 tale azione fu svolta da "collettivi" nelle scuole e università e nei "comitati unitari di base" nelle fabbriche (Sabino Acquaviva QCS pag. 11) (Guido Viale in "Quaderni piacentini Storia del ’68) pag. 14).

In queste "città di pensiero" l’ideologia rivoluzionaria viene prodotta da un insieme di "miti" che rispondono di un "bisogno di credere per agire". In queste città si producono parole cioè si fabbricano "schermi ideologici". Il Vangelo è dato da Marx e da Lenin (teoria e prassi). I miti che vengono elaborati, la resistenza, Mao, il Vietnam, il Che.

La produzione di miti segue il passo della socializzazione del pensiero alla "socializzazione delle volontà". In questa fase non si dibatte più se fare la rivoluzione, ma se essa deve essere armata o meno (vedi Mario Ferrandi QCS pag. 12). La prospettiva della lotta di classe divide in "buoni e cattivi". Gli slogan erano il veicolo per classificare il bene (democrazia, socialismo, rivoluzione) e il male (fascismo, reazione, imperialismo).

Etichettare un individuo con qualifica del male significava privarla del diritto di parola e in seguito anche del diritto di vita (Calabresi pag. 147 Brambilla) (10-100-1000 Ramelli con le sprange fra i capelli).

Dal Rivoluzionario professionista al terrorista

Dopo le prime due fasi della socializzazione (di pensiero e politico) si giunge alla terza fase (propriamente rivoluzionario).

Ormai siamo a metà anni ’70 e nei collettivi e nei collettivi e nei C.U.B. si apprende "la psicologia e la prassi della rivolta".

L’obiettivo è la giustizia rivoluzionaria = un’azione politica di struggitrice delle istituzioni.

Il rivoluzionario professionista deve far trionfare la sua idea con qualsiasi mezzo. A questo punto la continuità è ovvia: dall’atto di violenza al terrorismo. (Marco Barbone – QCS pag. 13). Dunque l’itinerario del ’68 porta i protagonisti a costruire una piramide su piani diversi anche se in osmosi.

Partito e movimento armato

Il nucleo storico delle Brigate Rosse nasce nel ’60 a Trento (Piccoli). Le BR assieme a PL sono il nucleo d’acciaio dei rivoluzionari professionisti. Essi consacrarono la loro vita alla rivoluzione interpretando le istanze del proletariato. Nella rivoluzione strategica del ’78 si legge (QCS pag. 15) Toni Negri scriveva: "La lotta operaia si opera attraverso l’insurrezione cioè la costituzione del "contropotere operaio" attraverso la "distruzione molecolare, determinata e continua di tutti i gangli dello stato".

Gli anni passavano gli slanci positivi si appassiscono (sfioriranno completamente con il riflusso degli anni ’80) e il rivoluzionario professionista ha mutato aspetto. I miti del marxismo sono crollati sotto la spinta del socialismo reale. Tutto si regge sul polo negativo distruggere il sistema, violenza armata.

A coloro che hanno subito la distruzione interiore non resta che fare gli indiani metropolitani. Agli altri non resta che il terrorismo.

Antropologia del terrorismo

Ogni fenomeno rivoluzionario storicamente rivela tre caratteristiche permanenti e sostanziali:

a) l’insoddisfazione nei confronti dell’esistente e l’attesa di un mondo nuovo.

b) Fascino verso la rivoluzione in quanto utopica cioè aspira a un mondo perfetto.

c) Dal fascino all’ideologia, dall’ideologia all’azione politica.

Il rivoluzionario professionista si assume il compito del trionfo del fine con qualsiasi mezzo (omicidio, strage, fuga, genocidio).

Non necessariamente il rivoluzionario professionista è un terrorista! Ma sicuramente è un teorizzatore (omicidio Calabresi, ruolo giornale, volantinaggio, slogan).

Quando il rivoluzionario professionista deve conquistare il potere: azione terroristica, disarticola il corpo sociale reattivo, insurrezione della classe o del popolo (Mario Moretti: passare dalla propaganda armata alla rivoluzione).

Quando il rivoluzionario professionista è al potere: repressione terroristica per eliminare resistenze, dominio del corpo sociale (terrorismo o eliminazione), azione pedagogica per la sostituzione di valori (terrorismo pedagogico).

Dopo trenta anni: un’intelligenza totalitaria che ha distrutto l’Italia.

L’egemonia culturale del marxismo era prima di allora limitata ad alti livelli. Dopo il ’68 scende nella media culturale e sui giornale. Oggi i risultati sono il frutto di quei 10 anni: statalismo sfrenato, centralismo, assistenzialismo (mix clientela), ecologismo, abortismo, anticlericalismo.

Squatter: selvaggi post-moderni

- Squatter: chi occupa abusivamente un terreno o edificio

- Vedi Percorsi n. 7/98 pag. 49 (a)

- Quindi lo squatter è colui che vive in "un luogo dimesso occupato per sperimentare la libertà selvaggia senza regole, senza ordine, senza gerarchia e senza autorità".

- Non è un disagio giovanile ma una scelta culturale (Percorsi 7 pag. 49(b)). Inoltre non è disagio come dimostrano le statistiche (Percorsi pag. 50 (C))

- Tra i loro bersagli preferiti carabinieri e polizia,, in quanto la divisa richiama verità odiate dai rivoluzionari (Percorsi n. 7 pag. 49 (d))

- Sono in evoluzione progressista in continuità con il ’68. Hanno una loro etica ed estetica (Percorsi pag. 50 (e)). Scelgono le droghe e vogliono una società multirazziale.

- Perseguono un obiettivo: il municipalismo (Franco Piperno) (Percorsi pag. 50 (f)).

- Il teorico anarcoide Murray Bookchin scrive addirittura un libro "Il municipalismo libertario" il municipio è il nuovo luogo dello scontro perché le grandi istituzioni sono acquisite alla logica della rivoluzione. Adesso tocca al quartiere c’è una resistenza alla rivoluzione.

- Il soggetto politico non deve essere né l’individuo né la famiglia, né lo stato. Anche le proprietà private è messa in discussione (Percorsi pag. 51 (g)).

- Si vuole sostituire la gerarchia statale da una rete orizzontale e globale di centri sociali municipali e poi di una rete orizzontale fra municipi.

- Odiamo ogni forma di religione perché l’uomo è il solo protagonista della morale (Percorsi pag. 51 (h)). Ognuno però può avere una sua religiosità (apprezzata la stregoneria) (Percorsi pag. 51 (i)).

- L’arte figurativa dei loro graffiti è una dimostrazione della volontà di distruzione (vandalismo su tutto) (Percorsi 51 (l) la sintesi di tutto: una scritta in via Rochester lavoriamo per il caos..

- Anche la musica culturalmente è espressione del caos infatti la musica Posse è una contromusica rafforzata dai nomi violenti dei gruppi (AK 47), P 38 Punk, Monti criminali, bomba boma.

- Anche l’omosessualità è finalizzata al sovvertimento dell’ordine civile (Percorsi pag. 52 (m)).

- Il nomadismo psichico e abbandono delle loro radici (Percorsi pag. 52 (n)). Esso è il modello che la cultura di sinistra offre ai giovani: nessuna verità, nessuna regola, nessuno scopo nella vita. Solo la propria volontà. Radicalizzazione del relativismo etico. Il caos come principio di liberazione.

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