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Centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia. Omaggio in Aula.

 

 

 

 

 

Resoconto Stenografico intervento in Aula, Seduta 450. Mercoledì 13 gennaio 2021


ALESSANDRO PAGANO(LEGA). Presidente, qual è il significato di una ricorrenza?

A cosa serve celebrare un anniversario come oggi si sta facendo in Aula? È a partire da questi interrogativi che, a mio avviso, occorre riflettere su Leonardo Sciascia, anzi - mi è consentito - al mio conterraneo Leonardo Sciascia, essendo nato a soli 20 chilometri da casa mia e che ha insegnato per molti anni a Caltanissetta. Cosa significa celebrare oggi una solennità così importante? Indubbiamente si tratta di un'occasione tra le più propizie per riportare al presente un lascito imponente di idee, di azioni e di testimonianze, che devono essere trasmesse alle generazioni future. Come diceva Benedetto Croce, occorre però saper distinguere ciò che è vivo da ciò che è morto. E che cos'è quello che oggi vive e continuerà a vivere in Leonardo Sciascia e che valgono tantissimo, al punto che mi sono permesso, nella sua imponente opera e testimonianza, di segnalarne almeno tre, che lo rendono sicuramente imperituro.

Primo, il rifiuto di ogni visione del mondo ideologica: Sciascia, nel suo percorso intellettuale, ha maturato un radicale rigetto per lo schematismo ideologico, di qualsiasi genere esso sia. Si spiega così il perché, a metà degli anni Settanta, del distacco dal Partito Comunista, di cui era stato a lungo simpatizzante, distacco avvenuto anche a seguito della posizione politica presa dal partito, allora guidato Enrico Berlinguer, sulla vicenda di Aldo Moro; o ancora certe posizioni, che poi sintetizziamo - sono state dette anche in quest'Aula - “Né con lo Stato né con le BR” oppure i professionisti dell’antimafia: che indicavano una categoria ben precisa, a significare l'uso strumentale del potere e del suo esercizio arbitrario, giustificato attraverso la copertura della legge. Quanto attuali sembrano queste parole, in periodo di COVID-19!

Il secondo tema che mi preme di ricordare è quello della sua visione della realtà: Sciascia, nelle sue polemiche politiche, che lo videro protagonista, anche in quelle più accese, non giunse mai alla demonizzazione dell'avversario, anzi, ha sempre saputo riconoscerne le ragioni, convinto della lezione di Manzoni, che la ragione e il torto non si dividono mai in un taglio così netto.

Terzo - e chiudo, Presidente - vorrei ricordare l'amore per la propria terra, per la Sicilia, che egli ha saputo esplorare, cogliendone i tratti più caratteristici e vitali, sia negli ambienti urbani che in quelli più periferici, sia nella dimensione della contemporaneità che in quella della dimensione storica. Si tratta di un rapporto spesso ambivalente, che però, negli ultimi anni della sua vita, è stato segnato da manifestazioni sempre più forti di amore e attaccamento, quale quello che ha espresso anche con giudizi critici.

Quanto sommariamente accennato intende quindi essere un'esortazione a raccogliere l'eredità di Sciascia, in un momento in cui non tutti sono disponibili ad accettarne l'eredità. C'è un tentativo di oscurantismo, Presidente, che oggi per fortuna, in maniera totalitaria, è stato respinto da quest'Aula.

L'eredità di Sciascia è quello spirito riformista opposto all'utopia ideologica, il legame con la propria terra d'origine, qualunque essa sia, il costante interrogarsi sul senso della propria esistenza e ancora di più, mi consentirete, l'instancabile ricerca, in tutti gli ambiti dell'esistenza umana, della verità.

Grazie

Alessandro Pagano

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