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Aula, 09.02.2022. Resoconto stenografico intervento su #suicidioassistito ed #eutanasia

 

 

 

 

 

 

 

Questo è il mio intervento fatto alla Camera dei Deputati in occasione della discussione sulle proposte di legge  #eutanasia e #suicidioassistito.


 

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Presidente, questo provvedimento – “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita” - ci vede profondamente contrari. Vede la Lega profondamente contraria non per partito preso o per un pregiudizio ideologico, ma perché noi siamo profondamente convinti delle motivazioni di ordine antropologico, culturale e sociale, che impongono a qualsiasi persona che abbia un minimo di coscienza di riflettere profondamente sulla non positività di questo provvedimento. Siccome, però, siamo una forza politica seria, non abbiamo adoperato - e utilizzo la fase del complesso degli emendamenti per fare questo tipo di dichiarazione, che è anche di tipo politico - gli strumenti che il Regolamento ci metteva a disposizione per potere fare filibustering, ma abbiamo lavorato con grande serietà in Commissione inducendo i commissari a riflettere sull'iniquità di norme che non reggevano. Il mio ragionamento di oggi vuole essere una cornice su cui noi andremo a incanalare tutti i nostri percorsi delle prossime settimane, dato che il provvedimento sarà ricalendarizzato. Lo vogliamo fare all'interno di un percorso che vogliamo offrire all'ascolto di quest'Aula qualificata, attenta, come è giusto che sia per un provvedimento di questo genere, e che deve essere in grado di percepire bene ciò che sta andando a votare. Infatti, ci sono leggi e leggi; ci sono leggi che hanno ricadute contingenti, che sono anche, da un certo punto di vista, limitate ad un arco temporale, e ci sono leggi come questa che, invece, orientano profondamente le coscienze. Siccome è giusto che su provvedimenti di questo genere ci sia l'attenzione dovuta, noi della Lega ci permettiamo di offrire un ragionamento, non uno stereotipo, non uno slogan, non discorsi mielosi o piagnucoloni finalizzati per qualcuno. No! Questo stile lo lasciamo a chi è privo di argomentazioni. Invece noi siamo profondamente convinti della bontà delle nostre tesi, che adesso cercherò di esplicitare. Parto da un presupposto: questa è una norma profondamente eutanasica, nessuno lo può negare, ed è una norma figlia di questi tempi. Sarebbe stata inimmaginabile soltanto venti, trent'anni fa per non parlare dei secoli precedenti, in quanto frutto di un processo di disgregazione plurisecolare ha colpito la nostra società, le nostre famiglie, la nostra cultura e che costituisce l'elemento portante della distruzione delle nostre radici più profonde e autentiche, di quella che è la propria anima. Per anima non dobbiamo intendere quello che ci offre la cultura dominante, che la banalizza immaginando che sia qualche cosa che appartenga ai cristiani, ai cattolici o roba simile: l'anima è lo spirito, l'anima è la psicologia, l'anima è tutto il nostro essere che non è corpo. Noi, evidentemente, dobbiamo sollevare questi aspetti che attengono alla coscienza, su cui si tende a banalizzare. È un processo plurisecolare, dicevo, perché è iniziato nel 1717, quando a Londra nacque la prima loggia massonica e che trovò poi sviluppo politico nella Rivoluzione francese. Fino a quel momento nessuno osava mettere in discussione che la vita fosse sacra. Presidente…

PRESIDENTE. Sì, sospenda un attimo il suo intervento. Deputati! Deputata Lorenzin, se possiamo evitare di fare capannelli e avere un po' di rispetto per i colleghi che stanno intervenendo, oltretutto su un tema delicato. Si può tranquillamente trovare un luogo più idoneo per conversare. Colleghi! Riprendiamo cortesemente ciascuno la propria posizione. Chi vuole parlare si reca fuori dall'Aula, gentilmente. Prego, deputato Pagano.

Dicevo, un processo plurisecolare che nasce nel 1717 con la nascita della prima loggia massonica, che trova uno sviluppo sociopolitico nella Rivoluzione francese e che fino a quel momento non aveva mai trovato accoglienza in nessun ambito delle variegate sfumature temporali che si sono succedute nel corso dei secoli; trova un rafforzamento nella Rivoluzione bolscevica del 1917 e pieno sviluppo soprattutto nella rivoluzione antropologica culturale del 1968. Come dire che l'uomo, dopo aver voluto tagliare completamente i cordoni ombelicali con Dio, arriva con la rivoluzione del 1968 a distruggere se stesso, quasi a volersi strappare la pelle, a togliersi tutte le dinamiche di una vita normale e privarsi della sua vita, del suo senso della famiglia, del suo senso di appartenenza, delle sue radici, della sua identità, del suo genere sessuale, fino ad arrivare ad annichilirsi e autodistruggersi. Un vero e proprio suicidio complessivo. Se quindi è un processo, è evidente che noi abbiamo il dovere di analizzarlo. Perché si arriva a questo punto oggi e non ieri o forse fra mille anni? Perché evidentemente questa è l'era, è l'epoca del relativismo etico, dove la verità viene mistificata, dove tutto quello che appartiene all'oggettività delle cose viene banalizzato, se non addirittura negato. Oggi vi è il trionfo del “soggettivo”: per me questo è giusto e lo faccio, per me questo è lecito e lo faccio, per me questo va bene e lo faccio. Invece dimentichi che c'è un dato oggettivo che appartiene alle cose e all'essere in quanto tale, per cui, se il sole nasce a Est, tu non puoi dire che nasce ad Ovest, tuttavia l'ideologia pervasiva, dominante, arriva al punto di negare persino l'evidenza.

Diceva bene Chesterton: arriverà un momento in cui, per dire la verità, per dire che le foglie d'estate sono verdi, bisognerà sguainare la spada. Non lo so se era un modo di dire, certamente è stato profetico perché questa cosa l'ha detta oltre cento anni fa. Il paradigma si è invertito, quel paradigma che vedeva “Dio, uomo e società”: Dio che crea l'uomo, l'uomo che governa la società. Oggi al primo posto c'è l'uomo. Ma che dico, uomo? Il superuomo, un superuomo che pensa di fare tutto e il contrario di tutto, che pensa di fare nascere i figli con l'utero in affitto, che pensa di sopprimere la vita in qualunque caso, senza “se” e senza “ma”, con l'aborto, che pensa che la vita deve essere tolta senza un ragionamento complessivo, come nel caso dell'eutanasia, oppure che il genere sessuale deve essere cambiato sulla base di un semplice desiderio, di un semplice capriccio. È evidente che noi abbiamo bisogno di capire dove stiamo andando. Questa è una società edonistica, che mira soltanto al soddisfacimento del proprio io, ma è contemporaneamente una società disperata, una società rassegnata.

Non lo dico io, lo dicono tutte le statistiche, tutte le osservazioni, a cominciare da quelle del Censis. Vi è disperazione complessiva, sociale, contagiosa, che per forza di cose ci porta ad essere assolutamente annichiliti rispetto a un contesto di oggettiva verità.

Andiamo allora alla proposta di legge, dopo il quadro storico e culturale; questa proposta di legge su cui, evidentemente, al netto delle sensibilità diverse (perché il nostro partito rispetta le singole sensibilità), noi siamo assolutamente contrari. Primo, per l'autodeterminazione personale. Ancora, per la negazione etica del principio dell'obiezione di coscienza. È vero che noi lo abbiamo fortemente voluto cambiare e confermiamo che vi è stata una sensibilità dei relatori, però è altrettanto vero che per noi è insoddisfacente anche questo.

Per noi l'obiezione di coscienza è quella che ha stabilito anche la Corte costituzionale, dove vi è il rispetto pieno e assoluto del medico, senza creare, artificialmente fronti del pro morte o pro vita, a seconda del medico che c'è in quel momento. La coscienza in quanto tale deve essere rispettata sempre. Altro elemento cruciale della presente legge è la negazione che idratazione e nutrizione siano trattamenti vitali: qualcosa di inaccettabile, che veramente grida una rabbia interiore, perché è evidente che non si può sostenere che l'idratazione e la nutrizione siano trattamenti artificiali. Tutto questo all'interno di un'ipocrisia complessiva, e cioè il richiamo della Corte costituzionale nell'ordinanza, che era fondata - lo ricordo, tutti lo sappiamo a memoria perché ormai dibattiamo da tempo - su due elementi fondamentali, la modifica dell'articolo 579 del codice penale, e conditio sine qua non, diceva quasi la Corte, il fatto cioè che il paziente, che la persona, in maniera amorevole doveva essere curata e seguita, doveva essere aiutata a risolvere tutti i suoi problemi, con le cure palliative.

La legge sulle cure palliative fu varata nel 2010, fu approvata, ero io in questo Parlamento, all'unanimità; eppure mai così tanta ipocrisia si è realizzata. Sono passati 12 anni, non c'è stato mai un euro di finanziamento vero e reale, per cui oggi, al netto delle organizzazioni di qualche regione strutturalmente più dotata, anche da un punto di vista organizzativo e finanziario rispetto ad altre, vige il caos, il disordine e l'assoluta inefficienza di tutto il sistema delle cure palliative. Per cui oggi noi sappiamo che vi è una proposta di legge, che consente ad un soggetto che vuole finire la sua vita, però di fatto non vi sono le condizioni affinché vi sia una vera e propria assistenza dello Stato e un aiuto alle famiglie. È una cosa terribile, se ci pensiamo bene, ed è una cosa evidentemente per noi inaccettabile.

Proprio stamattina, nel corso dell'udienza del mercoledì, sua Santità Papa Francesco ha fatto una dichiarazione sull'eutanasia. Poco fa ho sentito in quest'Aula un giudizio poco edificante: “dichiarazione inopportuna del Papa”. Ora, non sono iscritto, per chi mi conosce bene, a nessun partito filopapale o meno, nel senso che sono profondamente cattolico, ma questa è un'altra storia. Però voglio dire che non è possibile che si plauda il giorno prima il Papa che va da Fazio e poi si facciano dichiarazioni di questo genere in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti). Parlano cani e porci su qualsiasi argomento e il Papa, la massima autorità mondiale, da un punto di vista etico, non deve parlare, perché dà fastidio. Allora a questo punto cito, la dichiarazione di Papa Francesco per intero.

Presidente, capisco che le mie tesi sono anche un po' fastidiose. A qualcuno sarebbe piaciuta di più una dichiarazione mielosa, ma io oggi devo mettere un po' di sale, poco però, che il troppo sdegna.

Allora, ecco la dichiarazione del Papa: “Dobbiamo essere grati per tutto l'aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, anche attraverso le cosiddette cure palliative. Ogni persona che si appresta a vivere l'ultimo tratto di strada della propria vita deve farlo nella maniera più umana possibile. Dobbiamo stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch'esse inaccettabili che portano all'eutanasia. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare il suicidio assistito. Ricordo che va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano scartati” (scartati!). “Infatti”, aggiunge il Papa, “la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”. Papa Francesco, 9 febbraio 2022, mercoledì, ore 9 (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Io adesso, a questo punto, devo fare un'altra citazione e dirò poi chi ha fatta. È avvenuto in quest'Aula nel 2017 e io sono particolarmente orgoglioso di citarla, perché è…Presidente, che dobbiamo fare?

PRESIDENTE. Deputato Pagano, lei prosegua.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Però proseguire non è facile (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi!

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Per molto meno altri vengono richiamati.

PRESIDENTE. Ho fatto già altri richiami. Non mi pare che ci sia questo grande chiasso dentro l'Aula, insomma. Non si può pretendere un silenzio religioso. In ogni caso per la terza volta chiedo ai deputati presenti di essere rispettosi, di rimanere in silenzio e, se hanno desiderio e bisogno di conversare, di recarsi al di fuori dell'Aula. È una cosa abbastanza semplice. Colleghi deputati! Non è possibile!

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). La ringrazio. Sa, Presidente, io sono sicuro che questa citazione che sto facendo, così come ha colpito me, nel mio animo, nell'aprile del 2017, quando l'ho sentita in quest'Aula, troverà molto consenso. Leggo testualmente: “Fino a un secolo fa, il modello del morire - per così dire - è stato quello del rito domestico di vicinato, con il moribondo protagonista, con una trasmissione di valori, con la presenza di una rete familiare e amicale a servizio del protagonista, secondo la sua volontà, espressa o interpretata. (…) Solo da qualche decennio è esattamente l'opposto: la morte temuta non è più quella improvvisa (…)”. La morte temuta e non è più quella improvvisa. Apro una parentesi con una mia citazione, perché quando arriva la morte improvvisa tutto finisce lì. Se invece tu sei preparato magari ti metti a posto col Padreterno, chiedi scusa a qualcuno a cui devi chiedere scusa. Dunque, non è un fatto da temere e diceva bene chi dichiarava questo. Quindi, “(…) non è quella improvvisa (…). Questa è la morte temuta oggi, è inutile negarlo. Non solo la tecnica, ma l'incrocio fra tecnica e mercato e l'incrocio fra tecnica, mercato, formalizzazione e standardizzazione di procedure ci hanno preso la mano (…). Noi possiamo dirlo con semplicità, così come lo direbbe chiunque: quand'è proprio ora di andare è il caso di dire lasciatemi andare senza sofferenze inutili e il più vicino possibile a una situazione domestica e affettiva. Non dovrebbe essere questo il principio di una norma di legge? (…) Portatemi a casa: c'è forse una frase più umana di questa?”.

Ecco, vorrei rispondere indirettamente all'onorevole Bersani, che fece questa bella dichiarazione nel 2017, non fosse altro perché non sono tanti i leader - quindi, ha il mio rispetto assoluto - che sappiano oggi affrontare temi così delicati con una ragione assoluta, con un'intelligente ragione, ma, mi si consenta, anche con una prospettiva di fede.

Ebbene sì, è possibile tornare a casa o almeno in una simile dimensione domestica o magari in quelle strutture che si occupano delle fasi finali della vita, là dove la famiglia non ce la fa o non esiste. Questo è il senso delle cure palliative!

Umberto Veronesi, che certamente non è iscritto al partito pro life, anima ormai andata in Cielo, ma che tutti abbiamo rispettato perché era persona straordinaria, diceva - ce l'ho la citazione e dovrei andare a cercarla, però provo ad andare a memoria - una cosa molto semplice, cioè che “non aveva mai visto - non è proprio testuale, però il senso è questo - nella sua lunga vita professionale alcun paziente chiedere di morire quando c'era l'assistenza dello Stato e quando c'era la famiglia vicina”. È questo ciò che deve fare lo Stato. Non aveva mai visto nessuno, diceva Umberto Veronesi, mai nessuno chiedere di morire.

Voleva dire che quando tu hai una famiglia che ti sta vicino - a cui l'assistenza non deve costare 7 mila euro al mese - è evidente che il malato non chiede di morire. Quando c'è uno Stato che ti dà tutta l'assistenza possibile e immaginabile, piuttosto che pensare ad altro, anzi a fare cose diverse, è evidente che il malato non chiede di morire. L'osservazione è reale, e non lo dice Alessandro Pagano; lo dice chi è stato la massima autorità nazionale, forse tra i maggiori esperti mondiali in materia di oncologia.

Io penso che sia questa una chiave di lettura. Io penso che sia questo l'elemento su cui noi tutti dobbiamo oggi riflettere. È quest'uomo di oggi viziato, che si sente un super Dio, che crede di dare la vita a qualcuno e di toglierla ad altri, che può fare tutto e il contrario di tutto, con una visione che è progressista ma non nel senso di progresso quanto piuttosto nel senso degenerato del termine.

Adorno, il filosofo, diceva testualmente: “Il progresso, visto da vicino, è come passare dalla fionda alla megabomba”. Il progresso, nelle mani infantili di un uomo che ha perso la dimensione etica e che non sa più distinguere il bene dal male, cosa è giusto da cosa non è giusto, ciò che è lecito da ciò che non è lecito, è una bomba. Non è più un progresso, è un regresso!

PRESIDENTE. Concluda.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Allora, colleghi, mi avvio alla conclusione. Presidente, ho capito…

PRESIDENTE. Deve concludere, perché ha finito il suo tempo.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Sì, assolutamente. Allora, concludo in maniera semplice e saltando gli ultimi passaggi che penso avrebbero trovato l'interesse dell'Aula, compreso il PD che in questo momento ironizza. C'è stata la volontà del relatore, lo stimato, onorevole Bazoli - a cui, fra l'altro, a nome del mio gruppo, porgo le condoglianze per il grave lutto familiare - di portare questa legge avanti nel mese di marzo…

PRESIDENTE. Deve chiudere.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). …e probabilmente per motivi regolamentari (lo sappiamo tutti). Ebbene, premesso che il nostro gruppo si asterrà su questa richiesta di rinvio, però mi permetto di dire che noi abbiamo bisogno in questo momento che il Parlamento rifletta, che prenda questi quindici giorni di tempo…

PRESIDENTE. Onorevole Pagano, lei deve chiudere il suo intervento!

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). …per capire se ci sono le condizioni per poter ulteriormente migliorare il provvedimento…

PRESIDENTE. Ha una frase a disposizione per concludere, altrimenti sono costretto a toglierle la parola.

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Ho concluso, ho concluso. È proprio questa la conclusione: prendiamo questi quindici giorni di tempo per poter creare le condizioni di poter ulteriormente migliorare la legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

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