Domenica, 17 Novembre 2019

 

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Dies Natalis: I presepi di Giovanni Antonio Matera, radice della nostra memoria

 Dies Natalis: I presepi di Giovanni Antonio Matera, radice della nostra memoria

(Convegno organizzato da: Comune di San Cataldo; Assessorato Regionale ai Beni Culturali, Ambientali e alla Pubblica Istruzione)

Sintesi della relazione dell’On.le Alessandro Pagano – Assessore Regionale ai Beni Culturali, Ambientali e alla Pubblica Istruzione

Alla città di Trapani e al nome di Giovanni Antonio Matera si legano le fortune di un’altra fondamentale pagina della storia siciliana: l’arte della scultura modellata secondo le tecniche della "tela e colla". In legno di tiglio erano organicamente sovrapposte e morbidamente drappeggiate tele imbevute di colla e gesso a simulare i costumi dei personaggi. Matera fu insuperato caposcuola di queste particolari tecniche di scultura presepiale che troveranno in seguito applicazione nella realizzazione dei famosi gruppi dei Misteri della processione del Venerdì Santo.

Le sue opere più significative sono di proprietà della Regione Siciliana e altre si trovano nel Museo Nazionale di Monaco di Baviera.

II Matera ebbe due fratelli i quali, a Trapani esercitarono anche loro l'arte di pasturara.

E' probabile, pertanto, che egli sia stato come i fratelli, il rappresentante di una tradizione familiare. Per quanto le poche notizie che abbiamo sul Matera ce lo ricordino come un buon conoscitore del suo mestiere tuttavia le sue figure dovettero già, fin dal loro apparire godere una fama non comune, se le figure che egli intagliò durante la permanenza del feudo vicino a Monreale furono acquistate per mille onze dalla famiglia De Gregorio, cui apparteneva il feudo. Quando nel 1817 Ludovico di Baviera, allora Principe Ereditario, compì il suo viaggio in Sicilia fu colpito a Trapani dall’arte del Matera ed acquistò un buon numero dei suoi pastori. Più tardi il figlio di Ludovico, Massimiliano, li donò al Bayeriche National Museum, che egli fondò e dove tuttora, nella sua nuova sede si trovano esposti.

Assai più ricca e vasta è però, la collezione della Regione Siciliana, circa trecento statuine da presepe che, compongono due grandi scene: la Natività e la Strage degli Innocenti. Le statuine rivelano l'arte squisita e pregevole del Matera, il quale modellando le sue figure con la colla e al tela, non solo riesce ad ottenere una tecnica sua, inconfondibile, ma riesce a fare di ciascuna figura un miracolo di modellazione, onde le sue figure si animano, vivono, partecipano alla gioia e al dolore.

In tutte queste figure il Matera ha raggiunto una duttilità dì movimenti e di atteggiamenti che è difficile trovare negli altri artigiani che hanno creato figure da presepe.

Per il soggetto rappresentato e per la teatralità dispiegata nella forte carica gestuale e nell'audace torsione dei corpi, sono di straordinario interesse le figure che compongono le scene della strage degli Innocenti. La brutale efferatezza dell'eccidio è riprodotta con sequenze plastiche ed espressionistiche che possiedono movimento e ritmo narrativo.

Tecniche e stile adoperati dal Matera furono a lungo modelli di riferimento per i costruttori di pastori da presepe siciliani, grazie anche all'economicità dei materiali usati che favorì una larga diffusione popolare di questa tradizione artigianale. Ciò non impedì la sperimentazione di collanti a base animale, di nuove misture d' argilla, stucco e pastiglia nella manifattura di composizioni scenografiche.

Ciascuno dei segni costitutivi della scena presepiale è carico di evidenti funzioni simbolico-rituali: nessuno di questi elementi paesaggistici trova riscontro in sicure fonti documentarie e tutti, pur ispirandosi con libertà ai testi della storia sacra, richiamano alla tradizione orale e popolare, idealità artistiche e bisogni devozionali, si mischiavano ad esigenze plastiche e figurative.

Il presepe, dunque, come argine alla cancellazione della memoria, come segno di rifondazione della vita. Ecco perché "fare il presepe" ogni anno non è soltanto un rito, domestico e familiare. E' un po' come "rifare il mondo" o provare a fare, come scrive Vincenzo Consolo, "la nuda creazione di un ritaglio del mondo".

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