Martedì, 25 Giugno 2024


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SOLE 24 ORE. Energia: “Oil&Gas made in Usa, così Washington soppianta la Russia e diventa il fornitore principale dell'Europa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SOLE 24 ORE. Energia: “Oil&Gas made in Usa, così Washington soppianta la Russia e diventa il fornitore principale dell'Europa”.

(PECCATO CHE LI PAGHIAMO  4 VOLTE PIÙ CARI ! … COMINCIAMO A CAPIRE I MOTIVI DI QUESTA LUNGA GUERRA CHE NON CI APPARTIENE, ndr).


“Fuori la Russia, largo agli USA. Nell'anno della guerra in Ucraina l'Europa ha spezzato in modo probabilmente definitivo la dipendenza energetica da Mosca. E Washington si è ulteriormente rafforzata nel ruolo di potenza dell'Oil&Gas, non solo incrementando la produzione al punto da superare qualsiasi concorrente al mondo ma soprattutto - ed è forse proprio questo l'aspetto più rilevante dal punto di vista geopolitico - affermandosi come fornitore privilegiato del Vecchio continente: un mercato che dista migliaia di chilometri dalle coste americane, ma ormai disponibile ad accogliere a braccia aperte, senza badare a spese, i carichi di idrocarburi che attraversano l'Oceano Atlantico”.

“Dagli americani, scrive il Sole 24 Ore, non abbiamo mai ricevuto tanto gas. E ora anche il petrolio arriva in quantità record, inviato sempre più spesso a bordo di navi giganti che un tempo venivano impiegate solo sulle rotte verso l'Asia: le Vlcc, o Very large crude carriers, capaci di trasportare in un solo viaggio ben 2 milioni di barili di greggio. Negli Usa ci sono pochi porti con acque abbastanza profonde da riuscire a ospitarle quando sono a pieno carico, ma il riempimento viene completato in alto mare, con trasferimenti ship-to-ship effettuati coinvolgendo una serie di navi più piccole: un procedimento lungo, complesso e costoso, ma che vale la pena. Perché i barili a stelle e strisce in Europa si vendono come il pane da quando è entrato in vigore l'embargo petrolifero contro la Russia voluto dall’Amministrazione Biden.

A gennaio ben 14 Vlcc provenienti dal Golfo del Messico sono attraccate nel Vecchio continente, secondo Kepler.

L'export di greggio Usa corre a ritmi da primato, addirittura superiori a 5 milioni di barili al giorno verso la fine di febbraio, dicono le statistiche Eia. Nel 2022 la media è stata di 3,6 mbg e da marzo in avanti l'Europa è diventata il primo mercato (con 1,6 mbg). In parallelo gli Usa hanno superato chiunque sul piano della produzione”.

“Il petrolio a stelle e strisce è diventato così importante - e così scambiato nel mondo - da imporsi anche sui mercati finanziari, quelli in cui si negoziano barili "di carta": al Cme gli scambi giornalieri sul Wti sono raddoppiati nei primi mesi di quest'anno. E da giugno il greggio Usa delle Midland entrerà nel paniere del Brent, benchmark un tempo riferito al petrolio del Mare del Nord: Platts ha valutato di inserire nel paniere il greggio del giacimento norvegese Johan Sverdrup, ma alla fine la scelta è caduta sullo shale oil americano. Che in questo modo acquisterà un'infuenza ancora più forte sulla formazione dei prezzi dell'energia a livello internazionale.

Del boom del Gnl si è già detto e scritto molto negli ultimi mesi. Gli Usa hanno superato Qatar e Australia come capacità di produzione e l'Europa è diventata - e per il momento rimane - la prima destinazione per le vendite. Washington l'anno scorso ha soddisfatto quasi la metà delle nostre importazioni di gas liquefatto”.

“Le forniture di gas e petrolio 'made in Usa' non sono però un generoso aiuto agli alleati più fedeli”. (GLI EUROPEI INFATTI PAGANO PROFUMATAMENTE GLI AMERICANI E BEN PIÙ DI QUANTO A LORO COSTASSE ACQUISTARE GAS E PETROLIO RUSSO ndr), non fosse altro per le complicazioni tecniche e logistiche legate alla distanza, che sul Gnl pesano in modo particolare, visto che il combustibile viene prima liquefatto, poi trasportato via nave e infine rigassificato, con impianti che di per sè richiedono grandi investimenti. Un procedimento che implica costi superiori a quelli di qualsiasi fornitura che arrivi da gasdotti dalla russia ovviamente già esistenti (e quindi spesso già ammortizzati).

Quello che assimila la situazione odierna agli anni successivi alla Seconda guerra mondiale è forse piuttosto la crescente influenza politica che si accompagna agli aiuti americani, constatata da molti analisti. Tra questi c'è anche Daniel Yergin, uno dei più noti esperti di petrolio e geopolitica al mondo, premio Pulitzer nel 1992 e oggi vicepresidente di S&P Global, secondo cui l'export di Gnl Usa è "diventato parte dell'arsenale della Nato". Per Matt Gertken, esperto di geopolitica di BCA Research, il fatto che l'Europa dipenda sempre di più dal Gnl piuttosto che dal gas via tubo "aumenta la dipendenza dal commercio marittimo e dalla sicurezza delle rotte di rifornimento, ambito in cui la Marina militare Usa gioca un ruolo indispensabile" nel continente.

Sul piano dell'energia ora gli Stati Uniti puntano a stabilizzare i rapporti con l'Europa. E per il gas, in assenza di un tubo, questo significa contratti di fornitura pluriennali”.

ORA TRADUCIAMO QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO DEL GIORNALE DI CONFINDUSTRIA: L’INDUSTRIA EUROPEA PER COLPA DI COSTI USA ESORBITANTI SARÀ SEMPRE MENO COMPETITIVA. NON SOLO GLI ASIATICI CI BATTERANNO, MA DA OGGI ANCHE GLI AMERICANI.

Benvenuta POVERTÀ!! W la guerra e quanti sono a favore !!

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