Lunedì, 06 Febbraio 2023


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Anno 2008

La provocazione fotografica di Toscani e il femminismo radicale

La provocazione fotografica di Oliviero Toscani ripropone la vulgata delle violenze sulle donne ad opera del solito maschio sempre e comunque un "carnefice", ecco perché sull’ultimo numero del settimanale Donna Moderna Toscani descrive la campagna "contro la violenza sulle donne", con un manifesto dove a sinistra si vede un bambino nudo (Mario), sotto i piedi, la scritta: "carnefice"; a destra una bambina anche lei nuda (Anna), sotto i suoi piedi la scritta: "vittima".

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Famiglia & fisco: per il Pdl questo non è più un programma rinviabile

Interessante la tesi di Marco Travaglio esposta in una trasmissione di Annozero dell’anno scorso. Rivolgendosi al cardinale Ruini, dopo aver premesso che l’Italia è stato un paese che in 60 anni ha avuto 60 governi, di cui 51 come premier un cattolico e solo 9 un laico, ha detto che se la Democrazia Cristiana avesse fatto per la famiglia quello che aveva promesso, "oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali.

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Di fronte al fondamentalismo islamico l'Occidente ritrovi il coraggio!

Ci risiamo dopo Teo van Gogh, Ayaan Hirsi Ali, Flemming Rose, Robert Redeker, lo stesso Benedetto XVI, ora Geert Wilders, leader del Partito della Libertà (Pvv) olandese è violentemente attaccato dai fondamentalisti islamici per un film sul corano. Quello che sta succedendo in Olanda è un film già visto, Wilders capo di un partito di destra che per le sue posizioni radicali può non piacere, ha realizzato un film, "Fitna" che dovrebbe uscire tra qualche settimana, "si tratta di un cortometraggio imperniato sul corano - afferma Wilders – di cui analizzo alcuni versi, servendomi anche di immagini, per dimostrare la pericolosità.

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I cattolici di fronte al fallimento del prodismo e del nascituro partito democratico

Con Prodi non è caduto soltanto il governo o la sua coalizione, è fallita una cultura politica, la politica azionista e dossettiana, di cui Prodi è stato il migliore esemplare. Il dossettismo ha lavorato per far incontrare i cattolici e i comunisti, per poi realizzare in seguito una forma culturale e politica superiore sia al comunismo che alle democrazie occidentali.

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Dall'Inter al Barcellona passando da una croce

La vittoria dell’Inter contro il Catania, ci ha fatto meditare su una polemica sulla 2^ maglia dell’Inter, quella indossata proprio ieri, quella maglia bianca con la croce di color rosso, così come era quello della squadra milanese nei primi anni del ‘900.

Infatti, da qualche mese i calciatori del club neroazzurro hanno ripreso ad usare una loro antica maglia, riprendendo tra l’altro una antica tradizione lombarda.

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Proibito utilizzare i termini "mamma" e "papà"

Il ministro per la Scuola e per l’Infanzia Ed Balls del Regno Unito ha deciso di vietare ai bambini delle elementari l’utilizzo dei termini "mamma" e "papà", perché sarebbero gravemente offensivi nei confronti degli omosessuali. "L’espressione ‘mamma’ e ‘papà’ lede infatti i diritti dei genitori omosessuali e favorisce le tendenze omofobiche, diffondendo l’idea che esista solo una famiglia tradizionale".

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Morire per il calcio. Nell'anniversario della morte dell'Ispettore Filippo Raciti

Un anno fa moriva l’ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso nel corso degli scontri durante il derby Catania–Palermo allo stadio Massimino. Catania commemorerà l’evento con una messa solenne nella Cattedrale, un torneo di calcio per bambini da 5 a 12 anni e un concerto al Teatro Massimo Bellini. La giornata di commemorazione, si aprirà proprio nel luogo degli incidenti, allo stadio, dove il capo della polizia, Antonio Manganelli, scoprirà una scultura che ricorda l’ispettore e proseguirà in Questura dove verrà scoperta una targa che ricorda i poliziotti morti in servizio.

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La nuova inquisizione dei Prof. Talebani

Benedetto XVI ha dovuto rinunciare alla visita all’università La Sapienza di Roma perché un piccolo numero di professori e studenti hanno creato un clima di contestazione e mobilitazione che facilmente sarebbe sfociato in azioni di guerriglia; avevano anche previsto una "frocessione" (processione inneggiante all’omosessualità). Ancora una volta prevale la prevaricazione di una piccola minoranza che ha deciso con la violenza anche per la maggioranza.

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Nessuno tocchi il bambino

Potrebbe essere il nuovo slogan per portare avanti la battaglia socio-culturale e politica pro life che vede laici e cattolici impegnati in un comune percorso per il rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale. E’ fondamentale chiarire fin da subito che la battaglia contro l’aborto non ha nulla di confessionale, intervistato dal Quotidiano Nazionale il senatore Mantovano ha detto che non bisogna cadere nella trappola della confessionalizzazione del tema: non abbiamo bisogno del Papa o dei parroci per difendere la vita umana.

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Benazir martire per la Democrazia nel mondo islamico

Dopo Bachir Gemayel, Dani Chamoun, Shah Massud, Pierre Gemayel, ora Benazir Bhutto, cristiani e musulmani, sono eroi, combattenti per la libertà, la giustizia, l’indipendenza dei propri Paesi, uccisi perché non si piegavano ai nefasti disegni del terrorismo jihadista del fondamentalismo islamico. Chi ha a cuore la democrazia, la vera pace non può dimenticarli.

Benazir Bhutto leader del Partito del popolo Pakistano (il Ppp), avevano tentato di ucciderla il 18 ottobre scorso, appena aveva messo piede in Pakistan, lo hanno fatto ora, il 27 dicembre. "Hanno ucciso una donna. Una donna bella. Una donna visibile, anzi, visibile in modo palese e spettacolare", esordisce Bernard-Henri Levy su Il Corriere della Sera. Una donna per la quale era una questione d’onore, non soltanto tenere incontri politici in uno dei Paesi più pericolosi del mondo, ma farlo a viso aperto, senza velo – l’esatto contrario di quelle donne vergognose e nascoste, creature di Satana e pertanto maledette, le uniche donne tollerate dagli apostoli di un mondo senza donne".

Proprio in questi giorni ho finito di leggere un libro scritto da Alberto Leoni, La "Quarta" guerra mondiale, edito da Ares di Milano, una cronaca dettagliata, dei vari focolai di guerra che infiammano il pianeta dopo l’11 settembre, guerre dove il terrorismo del fondamentalismo islamico è quasi sempre protagonista e l’uccisione di Benazir Bhutto in Pakistan si situa proprio in questa 4 guerra mondiale (la terza è la cosiddetta guerra fredda tra Occidente e Urss) che il terrorismo jihadista ha scatenato.

Anche se si cerca di depistare le indagini, gli assassini della Bhutto sono sicuramente terroristi islamici, che la odiavano, perché rispettava tutte le religioni, era un simbolo della democrazia, amata e rispettata da inglesi e americani, è già per questo guardata con sospetto tra gli europei un po’ politically correct e un po’ sottomessi all’islam, scrive Maria Giovanna Maglie su Il Giornale del 28 dicembre.

"Hanno ucciso colei che era l’incarnazione stessa della speranza, dello spirito e della volontà di democrazia, non solo in Pakistan, ma in tutta la terra dell’Islam[…]. La Bhutto per i terroristi era secondo Levy, una minaccia più che politica, oserei dire ontologica. Benazir non gli avrebbe lasciato scampo: loro lo sapevano, e l’hanno ammazzata.

Anche secondo il sociologo Massimo Introvigne l’uccisione della Bhutto è una strage annunciata, condannata a morte da Ayman al Zawahiri, lo stratega di Al Qaida, così come vengono condannati a morte i dirigenti sunniti dell’Iraq che collaborano con il governo democratico, i politici libanesi che vogliono disarmare le milizie fondamentaliste, i dirigenti palestinesi che rifiutano la dittatura di Hamas, in pratica chiunque si oppone alla strategia sanguinaria del jihadismo qadista.

La Bhutto è stata uccisa perché si avviava a vincere le elezioni e soprattutto aveva un dialogo con l’islam non fondamentalista. "Nell’ultima intervista rilasciata prima di morire Benazir proclamava la sua fede islamica, su cui annunciava un prossimo libro dove avrebbe proposto un’alternativa al fondamentalismo, esprimendo perfino apprezzamento per Benedetto XVI e per il suo appello a un islam che sappia riannodare le fila di un dialogo fra fede e ragione". (Massimo Introvigne, E ora non lasciamo morire la democrazia pakistana, 28.12.07 Il Giornale).

Aveva un programma che prevedeva di coniugare modernità e identità islamica, alleandosi con l’Occidente. Non stupisce che Benazir avesse scelto come candidati alle prossime elezioni due esponenti di spicco delle minoranze del Paese, Shahbaz Batti, cattolico chiamato, "la voce dei senza voce" e Ramesh Lal, hindu.

Adesso quale sarà il futuro in Pakistan? "La tentazione è quella di annunciare brutalmente ai pakistani che il loro sogno di democrazia è finito, e che per contrastare i terroristi occorre tornare a una dittatura militare, non importa se incarnata da Musharraf o da qualcun altro". Questa è una scelta sbagliata perché come sostiene Condi Rice le dittature creano terrorismo. E in Pakistan i dittatori hanno sempre flirtato con i terroristi. Infatti, il ritorno alla dittatura militare non fa paura ai terroristi, anzi è quello che vogliono.

Secondo Introvigne il terrorismo colpisce perché non sta vincendo, ma perdendo. I popoli coinvolti nella guerra, tra l’altro quasi tutti musulmani, sono stanchi delle bombe; la popolarità degli ultra-fondamentalisti è ai minimi storici. A questo punto bisogna che l’Occidente deve insistere perché in Pakistan si voti, magari facendo un governo di grande coalizione che metta insieme gli eredi di Benazir, Musharraf e Sharif.

L’unico modo per rispondere a questa terribile sfida del terrorismo è quello di far diventare la bella Benazir Bhutto un simbolo per tutto il mondo; il modo migliore per rispondere ai terroristi secondo Henri Levy è quello di trasformare la celebrazione funebre in una manifestazione silenziosa e mondiale a favore dei valori della democrazia e della pace.

Benazir Bhutto deve diventare un simbolo, una bandiera, come Massud il "leone del Panshir", l’eroe afgano ucciso a tradimento il 9 settembre 2001 da Al Qaida. "Bisognerà che, dietro questa bandiera, si raccolgano tutti coloro che non hanno ancora seppellito ogni speranza di libertà nella terra dell’Islam[…] A noi, cittadini d’Europa e degli Stati Uniti, spetta portare il lutto che i nostri leader hanno, per ora e nella sostanza, vergognosamente dimenticato". ( Bernard-Henri Levy, Ora un gesto per non dimenticare, 29.12.07 Corriere della Sera).

Un’idea potrebbe essere quella di far conoscere questi eroici personaggi ai ragazzi nelle nostre scuole, perché il loro sacrificio possa essere ricordato. Sono questi gli esempi di cui hanno bisogno i nostri giovani.

Benazir è morta, ma la democrazia nel mondo islamico non può e non deve morire.

Alessandro Pagano

Domenico Bonvegna

   

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